delitto via crispi
Gialli Contemporanei

Il delitto di via Crispi n. 21 di Lidia Del Gaudio, Anno 2019

Mar 27, 2020 Paola Rocco
Trama 85
Suspense 85
Scrittura 85
85
Il nostro voto 85

IL GIALLO CHE ENTRA NELLE PIEGHE DEL PREMIO STREGA

Napoli, 1938. A pochi giorni dall’attesa visita del Führer, il commissario Alberto Sorrentino viene richiamato con urgenza in città per indagare sulla morte di tre ragazze vittime d’un tagliagole che ha lasciato sui loro corpi incisioni incomprensibili e su ogni scena del crimine lo stesso messaggio altrettanto misterioso. Le pressioni degli apparati di regime sono forti: una delle vittime, infatti, era tedesca e lavorava in una rivista legata alla gioventù hitleriana.

D’identità forse fittizia, la donna viene uccisa mentre è immersa nella vasca da bagno in un appartamento non suo, appunto al civico 21 della centralissima via Crispi (“Un bel fabbricato di tre piani, tufo rosso pompeiano, i balconi con le ringhiere lavorate in ferro battuto…”) frettolosamente affittato o forse prestato all’insaputa degli stessi proprietari: che vivono fuori, al Nord, e nulla sembrano sapere di questa giovane donna la cui carnagione, svuotata di sangue, somiglia “a un petalo bianco appassito, i cui contorni si andavano ingiallendo… Secondo i documenti Ada Weber avrebbe dovuto avere trent’anni, ma su quel tavolo sembrava molto più vecchia, prosciugata di ogni alito di giovinezza”…

Ma anche le altre due ragazze rappresentano un enigma: riservate e tranquille entrambe, una, Clara Barbato, in procinto di sposarsi (e ritrovata con la gola squarciata in una tinozza colma di mosto in un sobborgo di Posillipo, nel podere della vecchia tata che l’ha cresciuta, il volto deturpato dalla stessa incomprensibile cifra trovata sul braccio della Weber, IIXd); dedita a opere di carità l’altra, Cristina Esposito, figlia minore d’un facoltoso commerciante di tessuti, “sgozzata e abbandonata immersa nella vasca di pietra che decorava il chiostro d’un Istituto religioso ai Vergini… Una piccola francescana, venne da considerare a Sorrentino, dato che con il santo di Assisi aveva in comune pure il mestiere dei genitori…”.

Tre delitti incomprensibili che sembrerebbero il frutto d’una mente sconvolta, anche o forse soprattutto a causa dell’implacabile ripetersi, sulle diverse scene del delitto (oltre alla cifra incisa sulla pelle) della medesima incomprensibile scritta: in qualche caso parzialmente cancellata da circostanze fortuite o intenzionali ma comunque sempre presente.

Tracciata col sangue stesso delle vittime, recita in tutti e tre i casi sangue sitisti: hai avuto sete di sangue, o anche fosti assetato di sangue.

Tre delitti cui si aggiungerà, nei giorni successivi, l’omicidio d’un ragazzo, pure lui studioso e di buona famiglia: l’universitario Raffaele Pirozzi, ventiquattr’anni, appassionato di vela, primogenito dello stimato avvocato Corrado e di Teresa e fratello maggiore di Michele e Patrizia. Una famiglia rispettabile, altoborghese, irreprensibile. Vittima d’un pazzo, dunque, anche Raffaele, che certo nulla può aver fatto di male al prossimo come, del resto, niente devono aver fatto di sbagliato le altre tre vittime, soprattutto, forse, le due più giovani…

Spetterà a Sorrentino, restio ad accettare l’ipotesi del folle pluriomicida e a sua volta alle prese col problematico ritorno nella città che anni prima ha visto consumarsi la tragedia della sua vita (col volo dalla finestra dell’amatissima Ester…) il compito di rintracciare, se esiste, il filo rosso che lega tra loro queste quattro esistenze, muovendo il braccio del misterioso tagliagole.

Combattuto e caparbio, Sorrentino – assistito dal fedele luogotenente Del Vecchio, instancabile propinatore di caffè al surrogato – s’impegnerà in un’indagine minuziosa e ostinata che lo porterà a confrontarsi, in una Napoli percorsa dai febbrili preparativi per l’imminente visita del Führer e pavesata dai vessilli con la croce uncinata, con una multiforme galleria di personaggi che l’autrice tratteggia con maestria, trasformando questo coro smagliante in uno dei pregi maggiori del libro.

A partire dalla burbera Fortuna (“la schiena curvata dalla cifosi e rughe profonde a solcarle il viso… i capelli le creavano intorno al capo un’aureola elettrica”), anziana tuttofare di Elisa Romano, l’attraente padrona di casa di questa trasferta napoletana (bruna, sulla quarantina, “i capelli neri raccolti in una crocchia e il corpo generoso imbustato in un abito a fiori”) che si rivelerà fin da subito apertamente affascinata dal suo gelido affittuario (“… quel ciuffo di capelli neri che gli ricadeva sulla fronte a ogni movimento, i baffetti sottili che ricordavano Errol Flynn e gli occhi color del cielo…”).

E ci sono poi gli inquilini del palazzo di via Crispi: la cinguettante signora Adelaide dai capelli candidi, memoria storica del palazzo e preziosa dispensatrice di ricordi; l’infelice professor D’Alessandro, dolorosamente dedito al ricordo del figlio morto bambino e della moglie scomparsa da poco e autore d’un saggio sulla Divina Commedia,la sola cosa che l’ha aiutato a andare avanti”; il tracotante portiere Malaspina…

E poi, naturalmente, le famiglie delle vittime, la vecchia tata della ragazza Barbato, il padre ciabattino della seduttiva Graziella (compagna di stanza di Cristina Esposito) e la bellissima figlia adolescente di Elisa Romano, con quell’incontro con un assonnato commissario sulla terrazza sospesa sulla città che ha un po’ il sapore d’un sogno…

Romanzo d’esordio nella collana Nero Italiano della Fanucci Editore della napoletana Lidia Del Gaudio, già autrice d’una raccolta di racconti e di due romanzi (che conferma con questa terza prova, tra le proposte per il Premio Strega 2020, il suo notevole talento di narratrice) Il delitto di via Crispi n. 21 è un giallo sorprendente, praticamente perfetto, che unisce senza sforzo la calda vivacità dello stile all’efficacia dell’intreccio e alla vitalità dei personaggi.

Editore: Fanucci
Anno: 2019