Noir

Il confine di Giorgio Glaviano, Anno 2019

Mag 21, 2019 Barbara Monteverdi
Trama 90
Suspense 80
Scrittura 94
88
Il nostro voto 88

IL DELITTO E’ UN PRETESTO PER MOSTRARCI IL MONDO

Prima buona notizia: Glaviano è un solido scrittore; dalla sua penna escono descrizioni di luoghi e sentimenti dure, precise e avvolgenti.

Seconda buona notizia: veniamo immediatamente ipnotizzati da una storia sporca, puzzolente, che non ci abbandona neppure chiudendo il libro. Non è poco e può essere spiazzante, ma dimostra tutta la forza di questo racconto che, oltre ad essere un “poliziesco”, scava a fondo nelle pulsioni umane, in tutte le nostre dipendenze (chi, lettore compulsivo, non si sente book addicted?) e nei flebili, desolati tentativi di resistere al loro richiamo.

La figura di Fabio Meda, capitano dell’Arma degradato a carabiniere semplice, è imbarazzante tanto è credibile: è capitato a lui, poteva succedere a chiunque, può ancora accadere. Questa, forse, è la vera suspense di un romanzo che sa mettere il lettore al posto di un eroe sconfitto e respingente, un uomo che gli altri sfuggono per non farsi domande scomode. Quelle che noi non possiamo evitare di porci perché siamo tutti un po’ Fabio Meda e questo mette davvero i brividi.

Man mano che si prosegue nella lettura ci si rende conto che abbiamo tra le mani un giallo atipico: il delitto c’è, esplicitato fin dalle primissime pagine, l’assassino (o gli assassini?) sconosciuto e sfuggente pure, ma sembra che l’autore l’abbia messo lì più come pretesto per parlarci dei tormentati personaggi che gli ruotano attorno, piuttosto che come obiettivo centrale.

In effetti, a metà del libro – dal punto di vista delle indagini – non si sono fatti grandi progressi; in compenso, gli esseri umani che si muovono più o meno scompostamente all’interno del racconto si sono agganciati al nostro cervello e non ci lasciano più. Un po’ come nei racconti di Simenon (tenendo le dovute distanze dall’inarrivabile Maestro) in cui siamo molto più presi dalla psicologia dei personaggi che dal fatto delittuoso in sé.

Alla fine, tutto si (ri)compone in un crescendo di ansia e sensi di colpa, timori e spiragli di luce intravisti nelle tenebre dell’esistenza; chiudiamo il libro soddisfatti, ma un po’ tristi: gli esseri umani sono proprio così e non ci piace granché doverlo ammettere.

Editore: Marsilio
Anno: 2019