Gialli Contemporanei

Il codice Veritas di Andrea Marzovilla, anno 2020

Nov 20, 2020 Barbara Monteverdi
Trama 89
Suspense 100
Scrittura 87
92
Il nostro voto 92

ISLAM ALL’OMBRA DELLA TOUR EIFFEL

Lui si ricordava ancora del mondo libero, quando tutto era permesso, di quando non c’erano limitazioni, check-point, coprifuochi, quando ognuno poteva dare libero sfogo alle proprie fantasie, sogni e ambizioni. Bàrtez  si ricordava ancora dei turisti sulla Tour Eiffel, del Capodanno sugli Champs Elisées, delle luci di Natale di una Parigi sfavillante, pulita, ordinata.

Parigi, 2046. O forse molto più vicino a noi nel tempo e nello spazio? Il mondo di Marzovilla è stato in gran parte devastato da una crisi economica e da una guerra religiosa che ha visto l’Islam più severo uscirne vincitore. Ma se vogliamo sostituire questi fattori con la parolina “virus”, non mi pare che il senso della storia cambi. E questo già di per sè mette i brividi.

E poi…e poi c’è il fatto che questo romanzo distopico è – a tratti – davvero violento. Fisicamente e moralmente. Ma non in maniera gratuita e questo fa ancora più male perché rende la storia credibile e terribilmente angosciante per il lettore che si identifica con i protagonisti, così “normali” ma pronti ad affrontare prove davvero al limite della sopportazione umana.

Bàrtez, Paul e sua sorella Michelle fanno parte di una rete di resistenti contro il potere sanguinario di Achmed Burani (tutti i nomi arabi sono leggermente sfalsati nella grafica, probabilmente per sottolineare lo sfasamento dalla nostra realtà) e si guadagnano l’inaspettato aiuto del giovane Johsseff (un arabo molto, molto particolare) nel tentativo di liberare il fratello minore di Pierre e Michelle da una prigionia che gli potrebbe essere fatale.

Il racconto di Marzovilla non ci lascia respirare, le azioni si susseguono con ritmo incalzante, la tensione è la caratteristica prevalente in ogni pagina e la suspense abbonda. Chi non teme gli eccessi adrenalinici sarà soddisfatto, ma anche il lettore più “tranquillo” potrà apprezzare questo romanzo che ricorda nelle atmosfere il Blade Runner dei bei tempi andati: ambienti brumosi, foschi, bui, gente che si muove per le strade come sul filo del rasoio e il braccio saldo dell’amico che ti sostiene quando stai precipitando. Per riprendere insieme, velocemente, il cammino.

Faccio solo qualche modesta critica per stemperare la sviolinata entusiastica e spontanea che nuoce gravemente alla fama del severo recensore: forse la descrizione della biblioteca sotterranea ricalca un po’ troppo quella de “Il nome della rosa” di Eco (e i labirinti borgesiani) e la parte sulla nascita delle due principali religioni monoteistiche avrebbe potuto essere un po’ più stringata, così come il riassunto dei danni causati dallo strapotere della finanza sulla politica a partire dal 1990. Il tono didattico-paternalistico non accende nessun fuoco nell’animo del lettore. Ma sono peccati veniali, suvvia!

Giallo distopico ben equilibrato, spericolato quanto basta, mai incredibile ma al limite della fantascienza, intriga e interessa anche per la sua originalità. Un romanzo da leggere senz’altro, prendendosi qualche pausa per inghiottire aria perché ci si ritrova in apnea senza accorgersene.

Editore: SEM
Anno: 2020