TRAMA 

Pellegrino Artusi è alla quinta edizione del suo libro Scienza in cucina e l’arte di mangiare bene. Un volume che gli ha dato non poche soddisfazioni. Prima di tutto perché lo ha reso famoso anche in ambienti diversi dal suo, si può dire più mondani ed eclettici, e lui pur se rimane un uomo d’affari e un mercante quotato, certo non disdegna la fine conversazione e il confronto intelligente. E soprattutto perché grazie alla pubblicazione della fortunatissima prima edizione lo stesso autore ha potuto arricchire le successive pubblicazioni di nuove ricette, nuovi suggerimenti, nuove esperienze che gli sono letteralmente piovute addosso. Dato che in molti hanno voluto collaborare, a proprio modo, alle nuove edizioni e che pur di riuscirci gli hanno perfino inviato direttamente a casa cesti di prodotti più o meno buoni, piatti già cucinati, alcuni del tutto immangiabili, e nuove ricette da sperimentare a suo piacimento al fine di poterle poi inserire nel suo libro se le stesse lo avessero meritato. A volte, però, stare dietro a tutto questo può risultare stancante e nonostante la fama e il successo che il libro gli hanno conferito anche Artusi agogna, ogni tanto, una pausa. Una piccola vacanza rigenerante, magari proprio nell’incanto e nella pace della campagna toscana. L’occasione gli arriva dall’invito di Secondo Gazzolo un imprenditore agricolo che ha fatto fortuna e che ha deciso di acquistare un vecchio castello nobiliare con tutta l’antica servitù e con il terreno circostante, trasformando il tutto in una azienda all’avanguardia. Gozzoli esattamente come Artusi e come l’amico comune che li ha fatti incontrare, il fisiologo di fama internazionale, professor Mantegazza, sono uomini profondamente figli del loro tempo, moderni nel senso più novecentesco del termine. Eruditi e portati a un certo atteggiamento scientista e positivista proprio dell’epoca. L’invito al castello di Gazzolo, pertanto, si preannuncia piacevole e per la location immersa nel verde anche se di aspetto abbastanza cupo e non certo di architettura moderna, e per la compagnia che vede anche un giovane funzionario turco, un delegato del governo, un ricco e poco affascinante banchiere, un assicuratore che si dà arie da faccendiere ben inserito negli ambienti che contano, la sua giovane figlia e naturalmente la padrona di casa e moglie di Secondo. In realtà quello, oltre a essere un weekend rigenerante per tutti, weekend alla maniera concepita dagli inglesi appunto, si prefigura anche come una magnifica occasione di parlare di affari per alcuni di loro. Ma dopo una cena piena di confronti e anche di qualche scontro di idee e opinioni e una notte trascorsa apparentemente in serenità quasi per tutti, l’indomani a colazione si scopre che uno degli ospiti è stato assassinato. Soffocato nel suo letto. In una stanza chiusa a chiave. Ma chi lo voleva morto e perché?

PERSONAGGI

Tutti i personaggi de Il borghese Pellegrino sono bellissimi e intriganti a partire naturalmente proprio da Pellegrino Artusi, che i lettori di Malvaldi hanno già avuto modo di conoscere e apprezzare nel precedente romanzo Odore di chiuso. Artusi non solo è un uomo di grande intelligenza e carattere, difficile da gabbare o da impressionare dato che come uomo d’affari se l’è sempre cavata e anche benone, ma è altresì un uomo colto che ama anche diffondere la cultura. Tanto che il suo celebre libro di ricette non diffondeva nelle varie cucine italiane solo ricette ben scritte e gustosi aneddoti, ma contribuiva anche alla diffusione della lingua nazionale. Insomma, un letterato scientista che all’eloquio elegante univa anche l’assoluta convinzione che la cucina, a suo modo, è una scienza rigorosa e articolata e come tale non può essere improvvisata. Pellegrino Artusi è il protagonista del libro di Malvaldi e allo stesso tempo un uomo che i lettori amano così immediatamente da avere voglia di averlo potuto conoscere. Uno di quei personaggi che si invidia i contemporanei di averlo potuto incontrare. Ma Artusi è in buonissima compagnia in questo romanzo perché la carrellata di personaggi che l’autore gli cuce intorno sono anche loro di tutto rispetto e contribuiscono non poco alla bellezza e alla particolarità di questo racconto. Crocetta, donna razionale, intuitiva, saggia che nonostante umili origini e un altrettanto umile lavoro sa imporsi e imporre la propria volontà e lo fa con una logica spietata e precisa manco il più bravo dei chirurghi. La stessa giovane Delia, che essendo una ragazza ottocentesca sa che deve subire e sottostare a regole e convenzioni sociali del suo tempo, non è quella ingenua sprovveduta che molti credono, a partire da suo padre che la vuole dare in sposa a un riccone con il doppio della sua età e il doppio della sua stazza, e che segretamente lotta e spera. Un capolavoro da romanzo del XIX secolo è anche il giovane funzionario turco che Malvaldi descrive in ogni suo atteggiamento, reale o solo di facciata, in ogni suo capriccio o noncuranza. Eppoi c’è Mantegazza e sentirlo parlare ed esprimersi è una vera goduria per il lettore moderno che attraverso la sua figura rivaluta quella del vecchio e stantio accademico propinata in centinaia di romanzi. Personaggi vibranti, realistici, adorabili che da soli meriterebbero una seconda e terza lettura del romanzo.

AMBIENTAZIONE

I circoli ricreativi e associativi a cavallo tra Ottocento e Novecento, le campagne toscane del sud della regione, quelle che ancora oggi possiedono tutto l’incanto e la fascinazione dei quadri medievali e rinascimentali. Il castello nobiliare pieno zeppo di ambienti, stanze e stanzette, sotterranei, ripostigli, camerini e ogni altro luogo dove potersi riparare e nascondere. Un luogo quasi gotico che sarebbe piaciuto perfino a Wagner. E infine Firenze, per la precisione piazza D’Azeglio, forse l’unica piazza fiorentina snobbata, per fortuna ancora oggi, dai turisti e lasciata ai fiorentini e per questo integra del fascino e della bellezza ottocentesca, con i suoi palazzi nobiliari, le sue betulle a racchiuderla e la cupola della splendida Sinagoga cittadina a sovrastarla. Scelta indovinata e pensata quella dell’autore perché è la piazza più rappresentativa di quel tempo narrato nel libro e che Artusi abiti proprio in quel posto aggiunge veridicità e realismo alla narrazione. Questi sono i posti fisici del romanzo. Ma Il borghese Pellegrino possiede anche altre ambientazioni meno fisiche e più di concetto e di cultura che passano dalla Storia, ovvero da quello che il passaggio di secolo imponeva e prospettava ai contemporanei. Non si poteva più pensare e agire come se la modernità non bussasse alle porte. E questo pensiero è un po’ il fil rouge di tutto il libro è l’ambientazione nell’ambientazione, perché il lettore possa così muoversi non solo in location fisiche, ma altresì in nuovi percorsi mentali e progressisti per l’epoca in cui si dipanano.

CONSIDERAZIONI

La prima più importante che si fa quando si legge il libro di Malvaldi è la sua capacità di scrivere in maniera così appropriata alla storia e ai personaggi. Termini desueti che nella sua penna diventano meravigliosamente da copiare, dialoghi della buona società abiutata a dire le peggiori cattiverie spalmandole con un velo di buone maniere, allusioni a mezza bocca, ironia da secolo scorso così pungente e deliziosa da far venire voglia di ripristinarla anche con una certa urgenza. L’autore ci sguazza e si diverte per primo e questa cosa arriva intatta e precisa a chi legge e fa inevitabilmente la fortuna del libro. Non è facile, attenzione, bisogna essere allenati e portati anche a scrivere così, perché guai a improvvisarsi cultori del vecchio stile quando non lo si è. Un’altra considerazione riguarda i personaggi femminili di Malvaldi, come leggerete sotto nell’intervista, l’autore teme di cimentarsi con una protagonista, ma onestamente sbaglia e ne ha dato prova proprio con questo suo ultimo lavoro. Marco è un uomo colto, intelligente, ironico. Chi meglio di lui potrebbe parlare delle donne o meglio farle parlare da sé? Crocetta è già una protagonista a tutto tondo anche se solo in fieri. Il passo successivo per uno come Malvaldi è davvero facile. 

INTERVISTA

Marco il tuo protagonista ha tutte le caratteristiche dell’uomo positivista novecentesco eppure possiede una modernità e una attualità impressionanti tanto che quando parla delle sue produzioni letterarie e dei suoi affari commerciali potrebbe sembrare un qualsiasi contemporaneo di questo millennio. Quindi a chi ti sei ispirato? Conosci davvero nella tua vita un Pellegrino Artusi? 

In realtà figure come quelle di Artusi al giorno d’oggi non ci sono quasi più. Artusi era un erudito, uno che coltivava il piacere del sapere le cose e del saper fare le cose: una qualità che richiede di avere tempo, tanto tempo da potervi dedicare, e che non ha un ritorno immediato. Artusi era un curioso, ma consapevole che sapere era meglio che non sapere. Guardandomi intorno, un personaggio così oggi lo vedo in Warren Buffett: un grande investitore statunitense che, pur facendo di lavoro il broker, passa metà della propria giornata a leggere. E non solo trattati o contratti: legge biografie, saggi, romanzi. E sostiene che la cosa è essenziale per il suo lavoro. 

Anche nel tuo ultimo romanzo ritorna come location principale la Toscana. Una Toscana molto differente da quella della serie del Barlume, più rurale se vogliamo, ma anche in un certo modo più aristocratica. Quanto è importante la tua terra in quello che racconti e se dovessi pensare a un altro tipo di ambientazione dove ti porterebbe il cuore?

Questa è una domanda interessantissima. Io credo che la Toscana funzioni perché è una specie di Italia su scala ridotta: c’è il mare, le montagne, le colline, le piane, posti belli e posti brutti – chi è stato a Livorno sa cosa intendo. La ricchezza dell’Italia sta proprio nella sua diversità, nel poter passare dalle spiagge ai ghiacciai con due o tre ore di viaggio. Dovendo pensare a una ambientazione alternativa, mi piacerebbe moltissimo il Veneto, quello della marca trevigiana oppure di Padova, oppure le città come Mantova e Ferrara, piccole ma cariche di storia e di bellezza.

È normale che raccontando una storia che si dipana tra Ottocento e Novecento i personaggi femminili del tuo libro vengono, inevitabilmente, messi sotto una luce più soffusa, ma il personaggio di Delia è comunque molto riuscito e dà all’intera narrazione un qualcosa in più. Ora senza farti trasformare in Jane Austen pensi che lo stesso personaggio potrebbe diventare la protagonista di un tuo prossimo romanzo? 

Mi piacerebbe un giorno mettere un personaggio femminile al centro, ma ho paura di non saperlo descrivere bene. Però questa è una mancanza che comincio ad avvertire. In questo romanzo per me Delia e Crocetta sono due facce della stessa medaglia, che è quella della libertà: libertà che ha una via diversa per essere raggiunta, ma che entrambe sentono con chiarezza il diritto di avere.

Editore: Sellerio