E’ difficile fare una recensione di un romanzo così perfetto e non invidio i miei colleghi di Feel the book che dovranno cimentarsi in questa prova. Non è neanche facile dare cinque motivi per leggerlo quando lo si finisce. E’ uno di quei romanzi che devono essere letti assolutamente. Ma cerchiamo di tradurre l’inquietudine che lascia in 5 punti:

  1. Un romanzo da leggere soprattutto per la postfazione di Dan Chaon che riesce a dare molti spunti di lettura non trascurabili e che approfondiscono il lavoro di Tryon.

  2. Bisogna leggerlo perché Tryon è stato d’ispirazione a Stephen King che ne ha colto un essenza inquietante nella normalità. Dopo averlo letto vi consiglio la raccolta di King “A volte ritornano” e nello specifico il racconto “La scala a pioli” vi ricorderà sicuramente un passaggio del romanzo di Tryon.

  3. Va letto sicuramente per la capacità di mischiare l’inquietudine del presente e la calma del passato dando al respiro del lettore quello spasmo che lo tiene incollato al libro, risvegliando in lui quella dicotomia tipica degli horror.

  4. Leggerlo è entrare in un mondo che ricorda molto quelli creati da Shirley Jackson, immagini, pensieri e parole non si sa a chi appartengano, alla narrazione, alla fantasia o alla nostra invenzione ma creano mondi in continua evoluzione e di forte straniamento.

  5. Da leggere pensando a quando è nato nel 1972 e come nel titolo ci sia tutta l’essenza del romanzo, L’altro che è diverso da noi, ma anche identico. Una diversità che si nasconde nella somiglianza. Una diversità che ci accomuna e che fa convivere il bene ed il male.

Difficile, come dicevo all’inizio, cercare solo 5 motivi per leggerlo. Ma ancor più difficile rendere l’idea della perfezione sezionandolo in 5 punti. Augurandoci di avervi fatto venire voglia di leggerlo, passiamo la parola agli amici di Feel the Book per la tappa di domani: la recensione in anteprima.

Traduzione: Giuseppe Marano

Editore: Fazi Editore
Anno: 2021