Ruth Lillegraven

Fiordo profondo di Ruth Lillegraven, Anno 2020

Feb 03, 2021 Barbara Monteverdi
Trama 91
Suspemse 100
Scrittura 100
97
Il nostro voto 97

GLI ABISSI STERMINATI DELL’ANIMA

Gli autori nordici hanno il difetto di essere piuttosto inflazionati – nel nostro settore – e di conseguenza corriamo il rischio di lasciare indietro qualche titolo di vero spessore, come questo.

Fiordo profondo non è solo un noir, è uno scavo (profondo, appunto) nelle dinamiche di coppia, nell’animo di ognuno di noi, di cosa accade nel nostro cervello quando ci capita qualcosa di veramente pesante.

Clara è un funzionario ministeriale di alto livello, donna in carriera determinata, ma gelida come un iceberg, mentre suo marito è medico pediatrico in un ospedale di Oslo, professionista serio, competente, sensibile e padre affettuoso. Ma…il loro rapporto di coppia si è disseccato come un ramoscello in inverno e la morte di un bimbo per percosse, nonché l’uccisione del padre violento, si mettono di traverso nell’equilibrio instabile delle loro vite, facendo riemergere un passato opaco e irrisolto.

Quello che vedo non corrisponde assolutamente a ciò che mi ero immaginata. Non c’è traccia della donna grassa e orribile. Forse ho soltanto provato a rendere Agnes meno simile a se stessa, affinché potessi riuscire a guardarla. Ma la persona che si alza dalla sedia non è cambiata molto nell’arco di trent’anni.(…) Ancora elegante, con i capelli che le scendono fino alla schiena. Indossa una gonna lunga a fiori e una camicia bianca, oggi come allora.

I capitoli brevi danno, di volta in volta, voce a Clara, al marito Haarvard e agli altri personaggi che si affacciano in questa storia e i loro pensieri ci mostrano come sia facile escludere il prossimo dalla nostra vita, fraintendendo le sue parole e le azioni, restando “altri” rispetto a lui.

I nordici, per natura, sono maestri nell’arte della non-empatia e anche da questo libro spira l’aria gelida della distanza sociale e del non detto; o,il fiordo profondo del titolo è l’anima dell’essere umano, il ribollire delle correnti sotto l’aspetto glaciale e teso di uno specchio d’acqua smeraldina.

Ma la Lillegraven affronta anche altri problemi, avendo una evidente sensibilità sociale, e le mutazioni in atto in Norvegia, così come nel resto del mondo, non la lasciano indifferente; mostra perciò il malessere e la difficoltà di un popolo da sempre piuttosto restio al “metissage”, che si ritrova a fare i conti con l’immigrazione e la convivenza.

Munch parla, gira e rigira il telefono tra le dita. (…) “Queste cose sono destinate a peggiorare. Basta guardare alla Svezia per capire che cosa fa questa gente. Sono normali omicidi tra bande criminali. Non verranno fermati dalle lezioni sull’educazione civica o sulla religione. (…). Gli altri partiti pensano di poter risolvere queste cose attraverso il dialogo con gruppi che se ne fregano completamente dei valori occidentali.”

Superata la metà del racconto, la situazione si ingarbuglia e perde qualche colpo, non tutto è credibile fino in fondo, ma l’autrice sa tenerci sulla corda e la suspense legata soprattutto al destino degli attori di questa tragedia greca è davvero altissima. Ghiaccio sì, ma bollente.

E alla fine ci accorgiamo che questa scrittrice, nonostante qualche forzatura nella trama, è davvero speciale: crudele e ironica fino all’ultima riga, ci fa sentire come orfanelli infreddoliti vicino ad un lago gelido, stupefatti e soli.

Ma questo, visto i personaggi che circolano nel suo libro, forse è un vantaggio.

Traduzione: Andrea Romanzi

Editore: Carbonio Editore
Anno: 2020