Gialli Contemporanei

Doppio riflesso di Michele Ainis, Anno 2012

Mag 06, 2020 Barbara Monteverdi
Trama 90
Suspense 90
Scrittura 99
93
Il nostro voto 93

IN UN LABIRINTO DI SPECCHI

Come definire questo romanzo intrigante sia nella scrittura che nel contenuto? Giallo esistenziale, lo definisce la quarta di copertina e direi che meglio non si può fare.

C’è un uomo senza memoria che viene costantemente scambiato per un tale Arturo, c’è l’inquietante Necronomicon, invenzione letteraria di Lovecraft di un terribile libro che sarebbe il portale verso l’inferno, che tutti smaniano per possedere. C’è una sorta di vuoto pneumatico dentro l’anima del protagonista: 

“In verità non so quasi nulla dei miei giorni passati. Non ho memoria di carezze materne, né di giochi consumati all’aria aperta, né di studi, amori, affanni, occupazioni. A pensarci è assurdo che un uomo possa vivere senza un fardello di ricordi; ma è così, e ormai ci ho fatto il callo.(…) Peraltro l’amnesia che mi ha colpito non è poi così impermeabile e compatta. Di tanto in tanto vengono a galla scampoli di ciò che un tempo dev’essere accaduto, vecchie esperienze, episodi, sensazioni. Per esempio, so da un pezzo, o almeno credo di sapere, che il mio vecchio lavoro aveva a che fare con una ricerca, con un’investigazione. Archeologo?Scienziato di laboratorio? Ogni ipotesi è plausibile, e perciò nessuna. E so pure che quell’indagine a un certo punto era approdata in porto – o almeno mi pare. Ma con che bottino? E in quali circostanze?”

L’uomo – e potrebbe tranquillamente essere un personaggio di Kafka – s’aggira, pagina dopo pagina, alla ricerca di un se stesso e di una verità che gli sfuggono come tentasse di afferrare il vento. Incontra Gea sulla spiaggia ed anche lei – bibliotecaria misteriosa – è una tessera del puzzle che non riesce a comporre: lo sta manovrando per arrivare al Necronomicron? Lo vuole salvare o perdere definitivamente?

La lettura di questo “romanzo giallo” non è facile: Ainis scrive come De Chirico dipinge e si capisce che osservare, pagina dopo pagina, il vuoto e lo spaesamento mentale non è cosa da tutti. Ma la scrittura, ricercatissima, e lo scavo interiore che viene compiuto nell’animo del protagonista valgono la pena dello sforzo.

Il doppio riflesso è, in realtà, un gioco di specchi senza fine; sembra di essere entrati in uno di quei labirinti da Luna Park, o in un disegno di Escher dove è impossibile stabilire cosa c’è sopra la nostra testa e sotto ai piedi, ma la sensazione di vertigine ha un suo fascino e la conclusione è perfetta. Non era scontato che l’autore ci riuscisse, con l’impalpabile struttura innalzata, apparentemente fragile eppure resistente alle intemperie del nostro scetticismo.

I complimenti, per restare in tema, sono doppi: per Michele Ainis alla sua prima prova come romanziere, ed a noi lettori curiosi e persistenti.

Editore: Bur Rizzoli
Anno: 2012