dopo la guerra
Noir

Dopo la guerra di Hervé Le Corre, Anno 2015

Ott 07, 2019 Barbara Monteverdi
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

IL VOLTO MOSTRUOSO DELLA GUERRA, DI TUTTE LE GUERRE

Dopo la guerra, non c’è che la guerra. Contro se stessi, il mondo a gambe all’aria che ne è uscito, contro le vite sbilenche che tentano di mettersi in piedi.

Siamo a Bordeaux, negli anni ’50 del ‘900. Finita la Seconda Guerra Mondiale c’è l’Algeria da affrontare, oltre agli  orrendi segreti che legano la malavita francese ai putridi resti del collaborazionismo; Daniel – i cui genitori sono scomparsi in un campo di concentramento – attende di essere chiamato per andare a combattere in Nord Africa. Nella cosiddetta Provincia Distaccata Francese, e chissà se la vita avrà anche altri progetti per lui che non siano solo quelli di scannare un popolo che lotta per la propria dignità e riportare a casa la pelle. Sicuramente, chi è già laggiù impara a vedere l’esistenza sotto una luce differente, in cui l’anima pare si sia squagliata sotto un sole rovente :

(..)Le conversazioni erano riprese, perché orrori non se ne vedono soltanto in guerra, anche se persone schiacciate, tagliuzzate, aperte in due, con un dito o una gamba portati via da una macchina vengono chiamati incidenti sul lavoro, ed è lo stesso sangue a scorrere, ma è come se non contasse: morire per un padrone è meno importante che morire per la patria, meno bello.

L’atmosfera densa e amara di questo romanzo è quella dei film con Jean Gabin, il che ai più giovani non dirà nulla. Allora vediamo di spiegarci: pellicola in bianco e nero, poche parole pronunciate con durezza, molti fatti  (inseguimenti in vicoli oscuri, assassinii, schiaffoni a belle vamp bionde, opulente e infelici) tante sigarette, nebbia e notti nei porti semi-deserti. Oppure, se siamo in Africa, sole abbagliante, sabbia ovunque, soprattutto tra le pieghe della pelle dei militari, puzza di gasolio, cadaveri sfigurati e ubriacature a tutto spiano.

Siamo su una giostra che gira vorticosa e ci si deve tenere saldamente per non cedere alla forza centrifuga ed essere scagliati chissà dove. Questo noir è magistrale: non permette distrazioni, attacca addosso al lettore l’odore di vino vecchio dimenticato nei bicchieri, il fumo che si aggrappa ai cappotti umidi, i pensieri sconci e violenti di poliziotti bacati e la dolente città, col suo fiume potente, ma non abbastanza da lavar via il sudiciume di tante, troppe anime dannate.

Terribile, commuovente e bellissimo.

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Edizione: E/O
Anno: 2015