Thriller

Anima di Wajdi Mouawad, Anno 2015

Gen 11, 2021 Barbara Monteverdi
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

LA’ DOVE L’ANIMA NON C’E’

Una premessa è d’obbligo: questa non è una lettura per anime belle, ma una specie di pericolosa avventura in tutti gli inferni possibili e immaginabili e l’unica Anima che potrete trovare è il nome di un paesotto del New Messico. Vi ho avvertiti perché il vostro recensore forse ha un briciolo di coscienza e desidera attutire i colpi duri che questo romanzo assesta.

Inizialmente è una lettura curiosa, interessante e originale (molto molto originale), ma diventa poco a poco cupa, impietosa e terribile.

Qui abbiamo un uomo visto attraverso gli occhi di animali e insetti e una scia delittuosa vissuta passo passo da cani, gatti, uccelli, pesci che registrano quel che accade dalla loro posizione parallela, ma non coincidente con quella degli umani.

Gli ha risposto? Si sono salutati come si salutano gli umani, tendendo una mano misteriosamente vuota verso quella dell’altro per depositarvi uno sconcertante nulla?”

Un uomo a cui viene strappata la donna amata con un omicidio inconcepibile per violenza e sadismo si ritrova inebetito e perso a tentare di comprendere, vendicare, cancellare quell’orrore e la sua ricerca lo porterà lontano nel mondo e nel tempo, lontano da se stesso, verso il limite della demenza.

Ma, all’inizio, assistiamo al funerale di Léonie – sua moglie – aggrappati al ramo di un albero assieme ad un corvo.

L’ho visto arrivare dal fondo del viale principale del cimitero alla testa del corteo, subito dietro al carro funebre. Separato dal resto del gruppo, dava l’impressione di camminare da solo, lunga sagoma inebetita, come se a ogni passo stesse non per crollare ma per volatilizzarsi. Lo spiavo dal ramo dell’albero dove sono rimasto appollaiato sin dalle prime luci dell’alba, circondato da uno stormo di cornacchie, una specie con la quale facilmente vengo confuso.

Scrittura evocativa, pittorica, cinematografica, stimola la lettura non foss’altro che per godere di certe immagini. All’inizio. Poi le stesse immagini cominciano a colare come mercurio bollente sulle ferite ed è tutta un’altra storia. Ma la scrittura è sempre bellissima e il dolore abissale e gelido dell’uomo che ha perso l’amore e con esso il senso della vita è descritto con un verismo sconcertante, pare proprio di sentire sulla nostra pelle il cristallizzarsi dell’esistenza, la caduta nel vortice di una perdita che nulla potrà compensare.

Pagina dopo pagina, frase dopo frase, la storia di quest’uomo e delle comunità che incontra ci viene mostrata da punti di vista differenti. E’ il ragnetto che si arrampica sul tessuto umido della giacca, percependo le vibrazioni rabbiose dell’uomo; è il topolino che struscia lungo la sua scarpa e il timore si stempera tra le briciole di un sandwich lasciate lì a bella posta proprio per lui: è il cavallo che annusa il medesimo terrore che lo attanaglia anche nella figura umana accasciata ai suoi piedi.

L’uomo – preda e predatore al tempo stesso – si trascina dal Canada agli Stati Uniti, si perde nei boschi, si perde in se stesso e noi con lui in questo cammino filosofico sul senso del bene e del male, in una altalena di istinto e ragione che spiazza e fa battere il cuore.

Un’ultima, piccola informazione per affrontare adeguatamente questo libro: la conoscenza dell’inglese, anche a livello scolastico, aiuterà a decifrare qualche frase che spesso non è tradotta nel testo. Essendo l’uomo francofono, l’uso di un’altra lingua accresce l’estraneità dal mondo che sta affrontando, ma potrebbe creare disagio in chi non abbia nessuna familiarità con l’idioma che ogni tanto fa capolino tra le pagine.

Traduzione: A. Conti

Editore: Fazi
Anno: 2015