All'una e trenta di Isabel Ostrander
Gialli Classici

All’una e trenta di Isabel Ostrander, Anno 1915

Apr 08, 2019 C.A. Brera
Trama 95
Suspense 95
Scrittura 95
95
Il nostro voto 95

UN GIALLO NELLA GOLDEN AGE CON UN INVESTIGATORE DAVVERO ORIGINALE

Finalmente un vero mystery nella pura tradizione angloamericana della Golden Age. L’età d’oro dei gialli, periodo prolifico che indicativamente si colloca tra il 1914 e il 1940.
Romanzo vintage, datato 1915 ma pubblicato oggi per la prima volta in Italia. Introduce la figura dell’investigatore cieco il cui straordinario acume supplisce la mancanza della vista.

Una figura letteraria inventata dalla scrittrice americana Isabel Ostrander. Ripresa da molti altri autori della Golden Age e non solo (se pensiamo al detective cieco de “Il gatto a nove code” di Dario Argento). La Ostrander infatti fa parte di quella cerchia magica di scrittrici di lingua inglese. Nei primi decenni del novecento dettarono le regole per la letteratura gialla internazionale. Pizzico d’innocente romance e sincero idealismo tipici della “belle époque”.

Ed è proprio l’innocenza a caratterizzare questo mystery, denso di propositi romantici e cavallereschi ma anche fortemente passionali, se si considera il contesto storico.

Uno spaccato della upper class americana di un secolo fa, con tutte le sue contraddizioni: dal sentimentalismo allo spietato capitalismo, dal conformismo alla dissolutezza.
I personaggi sono lo specchio del proprio tempo. Un’epoca (che in realtà rappresenta in sè la “fine di un epoca”) in cui la società non era fluida come quella odierna e bisognava decidere da che parte stare. Tra i puri di spirito o tra le anime ciniche e corrotte. Una spartizione che era soltanto di facciata. Alla fine dei conti, la posizione economica decretava lo status dell’individuo, non tanto i meriti o le virtù.

Una lettura curiosa per i nostri giorni. Oggi siamo educati a uno spirito critico più elastico, il giudizio nei confronti di un essere umano è più ampio e tollerante, mentre a quei tempi non c’erano sfumature. Non esisteva il concetto di politically correct.

Le donne dell’investigatore cieco della Ostrander sono creature fragili, quasi isteriche, oppure sensuali e istintive. Il carattere volitivo era considerato quasi un difetto in una signora. A meno che non fosse frutto di un animo forgiato dalle sventure, dalle ingiustizie e dalle asperità della vita. È curioso, per noi contemporanei, trovare questi clichè nella penna di una scrittrice. Ma non è un difetto della Ostrander nè delle sue colleghe. Quasi tutte le autrici nate nell’Ottocento, spesso molto sensibili alla causa femminile e attiviste convinte, conservano nella propria scrittura quell’ideale di candore e remissività che la società imponeva alle donne. Tutto ciò ci fornisce la misura di quanto i tempi siano cambiati.

Questo aspetto rende la lettura interessante. Offre uno spunto di riflessione in un giallo dallo scorrimento davvero piacevole, intrattenitivo, dalla scrittura ricca e precisa, dalle ambientazioni squisitamente retrò.

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Traduzione: Daniela Di Falco

Editore: Le Assassine
Anno: 2019