Thriller

Una sconosciuta di Lucia Tilde Ingrosso, Anno 2018

Gen 22, 2019 Manuel Figliolini
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

IL DILEMMA DI UNA SECONDA OCCASIONE

In una vita disordinata è necessario un evento catastrofico per far sì che tutto torni ad un ordine consueto? Ed è necessario vivere seguendo un ordine? Queste sono le prime domande che nascono dopo aver chiuso il nuovo thriller di Lucia tilde Ingrosso. Un romanzo che non lascia indifferenti da qualsiasi parte ci si trovi, nell’ordine o nel disordine. “Una sconosciuta” che si racconta a noi lettori tramite la penna della scrittrice. “Una sconosciuta” che non conosce sé stessa ed impara a conoscersi.

Una donna chiusa in una vita che è capitata, che non ha voluto fino in fondo. Lei, Carmen, protagonista di una vita che è una pentola a pressione, in cerca senza sosta di una valvola di sfogo per trovare un appagamento momentaneo, una felicità apparente. Ed è questo il grande dilemma della protagonista, la confusione tra edonismo ed eudemonismo. Riuscirà a dissolvere questa matassa ingarbugliata? Non spetta a noi dirlo ma lo lasciamo dire all’autrice in un romanzo che attraversa la vita e riempie di perplessità. Carmen è un’antieroina ma riesce nel corso delle pagine ad intessere con il lettore un rapporto che ribalta le prospettive. Se l’antieroina è anche vittima, prevale la compassione in noi?

La curva. La curva si sta avvicinando un po’ troppo velocemente. Stasera ho il piede pesante, mi sa. E’ che sono impaziente. Non vedo l’ora di divertirmi un po’ con lui. Emette un verso. Una via di mezzo tra un gemito e un colpo di tosse. Quanto può essere eloquente anche un banale verso. “Tranquillo ho la patente da venticinque anni” lo rassicuro. O almeno ci provo. Ecco la curva. Non me la ricordavo così stretta. Non a caso la chiamano la curva della morte. Ma io non sono superstiziosa.

I racconti sono i protagonisti della vita di Carmen, quelli che lei fa al lettore per raccontarci chi era, quelli che le nascono spontanei dopo essere stata in coma 12 giorni ed essersi svegliata in un mondo che non conosce, o meglio che non ricorda. Tutto viene raccontato come se anche noi ci fossimo svegliati da un coma. Conosciamo Carmen e la sua vita attraverso i suoi occhi e quello che capiamo subito è la differenza tra ragione ed istinto. Anche se razionalmente non ricorda nemmeno di avere 2 figli; l’istinto, quello materno, supera la ragione e, senza la necessità di ricordi, ripone nei figli un’amore che non deve essere spiegato. Esiste.

Lucia Tilde Ingrosso, come deve essere in buon thriller, si prende gioco del lettore e gestisce la suspense fino all’ultima pagine del romanzo. Quando tutto sembra risolto, la vita che ricomincia il suo corso, ecco l’ultimo colpo di scena. Quello che incolla il lettore fino all’ultima parola. La vita piena di vicissitudini di Carmen apre i sospetti a tutti i protagonisti di questo romanzo, ma lei riesce ad accompagnare il lettore in direzioni sempre diverse. La suspense è veramente protagonista nel romanzo di Lucia Tilde Ingrosso.

Il moto del romanzo è continuo, non ci sono salti temporali che distolgono dal percorso riabilitativo della protagonista, ci sono solo i ricordi che si presentano qui ed ora. Piccola chicca di scrittura è l’idea iniziale di descrivere il personaggio principale, Carmen, utilizzando l’immagine che lei vede nello specchio dopo 12 giorni di coma ed un’amnesia totale. La scrittrice è stata molto brava a selezionare i ricordi che sono necessari alla trama, tralasciando una serie di episodi che avrebbero appesantito il romanzo, senza aggiungere nulla. Un romanzo giusto, in trama, scrittura e suspense.

Musica consigliata: Silvery sometimes (ghosts) – The Smashing Pumpkins 

Editore: Baldini+Castoldi
Anno: 2018