Eccoci arrivati alla 4° tappa del nuovo romanzo di Andrea Monticone “Un assist per morire” ed. Golem Edizioni. Potrei parlarvi del libro, ma questo lo hanno già fatto i nostri colleghi di Milano Nera. Potrei parlarvi del lato oscuro del calcio ma anche di questo ne ha parlato L’uomo nel pallone.

A noi non resta che parlarvi della musica … e qui di musica ce n’è veramente tanta e di qualità. Recentemente Bob Dylan ha ritirato il Nobel per la letteratura suscitando non poche critiche da parte di molti intellettuali a riguardo. Il menestrello con le sue canzoni ha fatto, per rimanere nel romanzo di Monticone, un invasione di campo. Le sue poesie cantate hanno evidenziato polemiche di ogni genere, ma la più forte critica, quella che ci getta a pieno nel romanzo di Andrea Monticone, è stata la facilità di fare poesia con sottofondo di una musica. A Dylan praticamente dicevano che voleva vincere facile.

Ma quando ho letto il romanzo di Andrea Monticone (che non voglio paragonare a Dylan sia ben chiaro) che debutta con una delle canzoni più belle degli Who “My generation”, sono entrato in un loop musicale che l’autore è riuscito a trasmettere alla sua scrittura. Una scrittura secca ed efficace che crea delle fotografie. Alla fine del libro, alla luce di tutte le mie elucubrazioni, mi sono detto: ma Andrea Monticone è riuscito a dare una sua musicalità al romanzo? la risposta è stata semplice: sì. Ma allora eccolo il punto d’incontro tra musica e letteratura: la musicalità delle parole, il ritmo delle frasi.

Altro capitolo musicale toccato da Monticone nel romanzo è la scelta del genere. Nei romanzi noir siamo abituati a quelle ambientazioni scure, malinconiche che richiamano le sonorità languide dei sax, dei pianoforti; non a caso a questo genere letterario vengono sempre scelti, come soundtrack, pezzi jazz o blues legati anche all’origine di quella musica. Basti ricordare i grandi del genere ed i loro debutti o le loro vite, la droga per l’indimenticabile Billie Holiday o le canzoni di denuncia di Nina Simone. Voci e musica che venivano da un mondo noir, dove il disagio personale e sociale ne erano parte fondamentale sia della scrittura che della musica.

Andrea Monticone, e qui sta la tanto nostra ricercata originalità del romanzo, invece parte con pezzi punk rock che sono anch’essi forma di disagio, ma un disagio più forte, combattivo e prepotente. Il punk rock è stato, ed è , un genere di ribellione, ma non solo nei look dei cantanti, era un genere di ribellione anche nei testi, basti ricordare i già citati The Who che nel testo di “My generation” dicevano “spero di morire prima di diventare vecchio” … un grido forte per l’epoca.

“Un assist per morire” inserisce la musica nelle pagine scritte grazie ad uno dei protagonisti, Pat Fornero, che essendo Dj ci regala delle perle musicali note, ma per alcuni sconosciuti. E tramite Pat noi conosciamo la cultura musicale di Monticone, che è vero inserisce anche dei j-Ax o dei Tiziano Ferro ma solo per necessità generazionali, non gli appartengono e non cambiano il ritmo del romanzo che è scandito da: Cat Stevens, Cream, Eric Clapton ovviamente (come non si può amare dopo aver amato i Cream), Neil Young, Bruce Springsteen e Led Zeppelin.

Altro punto importante è stata la scelta musicale che Monticone ha fatto. Quando mi hanno detto che era un romanzo che parlava del mondo del calcio e di parlare della sua colonna sonora, stupidamente ho abbinato l’immagine attuale dei calciatori e le loro seratone (memorabili per gli amanti dei gossip) nelle varie discoteche del paese. Mi aspettavo una colonna sonora di questo tipo, invece Andrea è riuscito a stupirmi e penso riuscirà a stupire anche voi:

Fossi in voi comincerei con “My generation”, anche la versione di Patti Smith (altra proto-punk) merita. E m’immergerei nella lettura di “Un assist per morire” cercando su spotify o youtube tutte le canzoni che vengono raccontate nel romanzo e vedrete che spesso la musica collima con le parole.

Intanto noi lanciamo la palla ai nostri amici di Thriller Nord per la prossima tappa del 6 luglio con un’intervista all’autore.

Buona continuazione.