Gialli Contemporanei

Rabbia senza volto di Maurizio Blini, Anno 2016

Nov 28, 2018 Cristina Panepinto
Trama 85
Suspense 85
Scrittura 85
85
Il nostro voto 85

BLINI E LA NORMALITA’ DEL POLIZIOTTO

Nel mare di polizieschi che affolla la narrativa contemporanea, “Rabbia senza volto” di Maurizio Blini si distingue per un pregio non da poco: l’autore, ex agente di polizia, conosce in prima persona le dinamiche investigative affrontate nel racconto.

In libreria si inciampa spesso in storie ben riuscite dal punto di vista narrativo, che però consegnano un’immagine degli investigatori abbastanza distante dalla realtà.
Sono sicura che molti appassionati di gialli si sentirebbero piuttosto disorientati nel trascorrere un paio d’ore a contatto con dei veri poliziotti e in seguito guarderebbero con occhi diversi il mondo preconfezionato che gli viene regalato per il puro piacere della lettura.
Naturalmente non c’è niente di male nel creare il modello di investigatori che affollano libri e serie tv. L’intrattenimento ha delle regole precise a cui anch’io mi abbandono con piacevole leggerezza, però quando mi capita di incontrare una storia più aderente alla vita reale, noto subito la differenza.

Fin dalle prime battute Maurizio Blini presenta un giallo ben strutturato nel suo impianto classico. Abbiamo una serie di delitti efferati, un movente misterioso e un colpevole che ha tutta l’aria di volersi prendere gioco degli investigatori.
Si capisce però presto che l’inquietante caso su cui la sezione omicidi di Torino deve indagare rappresenta un valido spunto per parlare della vita e delle contraddizioni dei reparti di polizia. Un mondo sempre sul filo della competizione, che non può fare a meno sporcarsi le mani.

Le versioni romanzate dei detective di solito sublimano queste caratteristiche controverse, tirandone fuori personaggi combattuti dal fascino tenebroso. Blini ci restituisce invece semplicemente delle persone alle prese con il loro lavoro, che dietro alla divisa nascondono come tutti pregi e difetti.
Senso del dovere accompagnato da invidia e ripicche. Brillanti intuizioni alternate a inciampi dettati dalla troppa fiducia in se stessi o dall’inesperienza mal digerita. Diffidenza che si trasforma in amicizia, empatica condivisione di esperienze, pregiudizi, prevaricazioni gerarchiche e tanti momenti di vita di strada.
Uno spaccato vario e interessante, piacevolmente ambientato nel capoluogo piemontese, anch’esso a suo modo piuttosto sporco dietro la linda facciata. Bello e strafottente, mi verrebbe da dire.

Un romanzo riuscito quello del Bini, che un capitolo dopo l’altro arriva alla sua coerente conclusione, lasciando il lettore con l’amaro in bocca. Nessun lieto fine, ma solo la consapevolezza che le cose, nel bene e nel male, non sono mai, ma proprio mai, così come sembrano.

Editore: Golem Editore
Anno: 2016