Noir

Puntazza di Simone Innocenti, Anno 2016

Giu 07, 2016 Manuel Figliolini
Trama 70
Suspense 40
Scrittura 70
60
Il nostro voto 60

Puntazza dov’è? Esiste veramente o è un luogo inventato. Simone Innocenti chi è? Tutto ciò importa ma non è necessario, questo libro di racconti vive al di là di tutto, dei luoghi e degli autori. E’ l’opera prima di Innocenti, una breve raccolta di racconti, 8 per la precisione.

Ho sonno e nessuno mi ama. Ho scoperto che agosto è uno dei mesi più brutti dell’anno. Per esempio: in questo momento esatto è il quattordici di agosto e non è mica un caso che i camion non passino più sulla superstrada che dista da casa mia ottocentocinquantatre metri e ventisette centimetri virgola sette periodico. Per esempio: questo agosto – come se non bastasse il solito blocco annuale del traffico pesante deciso annualmente da quelli del Ministero dei trasporti – è arrivata pure un’ordinanza prefettizia a bloccare tutto.

Per i puristi del noir, i racconti di Innocenti non si potrebbero classificare come tali, ma noi ce ne freghiamo, perchè i racconti di Innocenti sono delle polaroid. Le polaroid di una società nera, allo sbando e che fatica a rivedere il sole. A Puntazza, questo luogo immaginario, c’è tutto, tutto il peggio, un inferno dantesco fatto di gironi dove le persone scontano pene volontarie e non. A Puntazza si cerca di cambiare vita con i gratta e vinci, a Puntazza un uomo cerca di colmare il vuoto dell’amato morto prematuramente, a Puntazza le suore uccidono, a Puntazza si è come in un girone dell’inferno.

Simone Innocenti scrive storie e la sua scrittura è spiazzante, verga parole singole per ogni brano, i suoi racconti sembrano scritti da 8 persone differenti adattando il linguaggio alla situazione. La durezza di “Puntazza”, la poetica de “L’ancora”, il surrealismo de “Il camionista”, la bramosità de “La vita non è strana” costituiscono una collettiva di uno scrittore che s’immedesima nei suoi personaggi e l’ambiente circostante segue a ruota. La reiterazione delle parole accomunano lo stile di Innocenti … ed è il solo termine comune agli otto racconti.

La trama dei singoli brani è sorprendente, riesce con facilità a costruire un mondo intorno ad un oggetto. Tiene incollato il lettore senza la morbosità del “vediamo cosa succede?” ma risveglia una curiosità più subdola e inconscia e trascina il lettore alla fine del racconto, lasciandolo colmo di domande.

Molti si chiederanno come mai la decisione di pubblicare una recensione di un libro che apparentemente non ha niente a che fare con il noir. Beh … innanzitutto perchè i suoi racconti sono delle pillole di cronaca e poi perchè la decadenza di una società è molto noir … ma non prendeteci l’abitudine, Simone Innocenti rimarrà la nostra toscana evasione.

Musica consigliata: Carmen Consoli con l’album “L’abitudine di tornare”, lei in forma cantata, Innocenti in forma scritta, rimangono due almanacchi del nostro periodo. Se un domani i vostri figli vi chiederanno “ma come si stava nel 2015?”, piccolo consiglio gli mettete il cd della Consoli e gli fate leggere il libro d’Innocenti.

Edizione: Giulio Perrone Editore “L’Erudita”
Anno: 2016