Gialli Contemporanei

Plenilunium di Angelo Basile, Anno 2018

Ott 10, 2018 Gabriella Grieco
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

PLENILUNIUM MI E’ PIACIUTO PERCHE’

Mi è piaciuto tutto di questo romanzo. Tutto. A partire dalle brevi frasi con cui dipinge alcuni momenti, scene appena abbozzate ma perfette nella loro veloce bellezza. Giusto un paio di esempi, per spiegarmi meglio:

Ama fermarsi ad assaporare (…) l’aroma silenzioso che gusta nella libreria in fondo.

Mi ha molto colpita l’associazione di un odore con il suono, anzi con l’assenza di suono. Perfetta per indicare quel profumo particolare e per me irresistibile dei libri.

La bionda sfarfalla le mani ossute tutto intorno, a indicare i molteplici oggetti esposti.

Ho visto le lunghe mani della donna danzare assecondando il corpo in un movimento sinuoso e involontariamente (oppure no, chissà) sensuale. Nulla di eclatante o di grandioso, nulla che possa suggerire una vanità delle parole, un compiacimento della propria ars scriptoria, ma l’autore ha il dono di una poesia innata che gli nasce da dentro e colora con leggiadria il mondo di cui scrive. Mi è piaciuto il ritmo, che non perde mai un colpo. I dialoghi, sempre convincenti e stringenti. I personaggi, tratteggiati il giusto, quel tanto che te li fa vedere, ma non il troppo che non lascia spazio all’ immaginazione.

Mi è piaciuto il carattere che l’autore ha dato alle donne della storia, tutte o quasi determinate e libere, e in particolare la forza che ha voluto avesse uno dei principali personaggi femminili, Ester. Il Basile poteva descriverla come la solita donna che subisce spaventata e si rintana nell’angolo, in attesa di chi venga a salvarla. E invece, pur vittima di violenza, non si adegua al suo ruolo ma reagisce e va all’attacco, per difendere il suo diritto di scegliere.

Mi è piaciuta la storia, che poteva essere una delle tante simili a cui certa letteratura popolare ci ha abituati, ma che invece ha quel quid che la rende diversa e intrigante, un approfondimento spirituale che, senza essere invadente, dà la giusta valenza al protagonista. Mi è piaciuto il dolore in cui ha saputo immergere Eleazar, il personaggio principale, che rischiava altrimenti di essere troppo fumettistico date le caratteristiche che doveva per forza avere.

Mi è piaciuta la scelta dei nomi, carichi di significato. Mi è piaciuta la commistione di sacro e profano, che ha reso il protagonista il più umano possibile, pur essendo oltre l’umano. Mi è piaciuta la fine, giunta esattamente come mi aspettavo che finisse: in sintonia col sottotesto cristiano presente in tutto il romanzo. 

E, ovviamente, ho apprezzato il giallo della vicenda, il gioco degli indizi, la presentazione dei vari possibili indiziati, tutti sospetti più che papabili, tutti – chi più chi meno, sono tanti gli scheletri che possono nascondersi in un armadio – innocenti. Fin quasi all’ultimo rigo ho avuto anche io solo sospetti. Penso di essere giunta alla comprensione soltanto una mezza pagina prima di Eleazar. 

Volutamente non parlo della trama perché voglio lasciare intatto il piacere della lettura e della scoperta degli avvenimenti. Raccontarla così, tout court, significherebbe sminuirla. La sua profondità va assaporata lentamente, gustandosi ogni rigo.

Editore: Oakmond Publishing
Anno: 2018