Pubblicato da Pavesi Edizioni è uscito il nuovo romanzo thriller di Luca Bortone “Per mia figlia”, eccovi la trama del suo nuovo thriller:

Giulio Magni viene sconvolto dalla scoperta che la figlia, cinque anni prima, è stata stuprata. Da quel momento, ogni sfumatura triste negli occhi di Alessandra assume una valenza tragica. Lui è uno dei pochi a vedere sotto la maschera che nasconde il dramma. Nessuna denuncia sarà mai sporta.

Il vigliacco non può però rimanere impunito. Per stanarlo, Giulio inizia a scandagliare in segreto le fotografie di quel viaggio, condivise sui social network dalle amiche di Alessandra. Le indagini arenate lo costringono ad assumere, con l’inganno, l’investigatrice privata Romina Leoni. Eterna indecisa, da prassi Romina scava nella vita dei suoi clienti, prima di portare a termine l’incarico. E il comportamento di Magni è torbido. Perché acquistare un’arma da un trafficante, ritrovato morto qualche giorno dopo? Spaventata dal litigio tra Giulio e l’uomo assassinato, Romina denuncia l’accaduto all’aggressiva ispettrice Paola Berardi, titolare dell’indagine. In breve emergono dettagli inquietanti. Giulio è vittima di sfortunate coincidenze o un brutale omicida?

La forte empatia nei confronti della vittima spinge Romina a ignorare i sospetti e perseverare nella ricerca, fino a scovare una fotografia che ritrae la madre di Aaron, lo stupratore. Grazie ai tag, risale al loro nuovo cognome. Sollevata, consegna l’incarto, salvo poi pentirsene pochi giorni dopo. Giulio come avrebbe usato quella scoperta?

Mentendo a tutti, Magni parte per Ginevra, dove le interviste rilasciate da Theodor Trembley, patrigno di Aaron, gli permettono di rintracciarne l’indirizzo. La villa in cui risiedono è protetta da un piccolo esercito privato. Con astuzia, riesce a scoprire che Aaron si è trasferito in un’altra cittadina, dove la moglie è in procinto di partorire. La presenza di Giulio viene infine notata. Correndo molti rischi, riesce a liberarsi di due agenti e riprendere la caccia. L’obiettivo è vicino. Sotto la minaccia di un’arma e di non vedere mai la neonata,

Magni sequestra Aaron. L’uomo confessa, pur addossando parte della colpa alla sorellastra. Giulio sfiora il grilletto, quando l’intromissione di un agente ribalta i ruoli. Giulio sta per essere uc-
ciso, se non fosse per l’intervento di suo padre Riccardo, che taglia la gola all’uomo. Avvisato da Romina, logorata dai sensi di colpa, è arrivato appena in tempo. Magni è determinato: lo stupratore deve pagare! Senza prove, Aaron uscirebbe indenne da ogni accusa. Presa la mira, però crolla. La coscienza gli impedisce di muovere il passo decisivo. Aaron è salvo? No. Riccardo si chiude in cantina e obbliga il figlio a costruirsi un alibi, prima di confondere le tracce e incendiare la casa e i suoi segreti.

Qualche giorno dopo, con una scusa Giulio mostra ai figli un articolo corredato da una foto sulla morte dell’uomo, avvenuta lo stesso giorno della nascita della primogenita. Il sollievo negli occhi di Alessandra è palpabile, poiché la punizione dell’aggressore è cruciale nel recupero da un trauma sessuale.