Altre forme di giallo

Mucho Mojo club. Lavoro sporco Autori Vari, Anno 2018

Ott 23, 2018 C.A. Brera
Trama 98
Suspense 97
Scrittura 99
98
Il nostro voto 98
Racconti di Jeffery Deaver, John Harvey, Doug Johnstone, Danny Gardner, Adam Howe, Anthony Neil Smith, Jedidiah Ayres e Willie Meikle.

Finalmente! Chi ha apprezzato il primo volume, non potrà far a meno di leggere questa nuova raccolta di piccoli capolavori, firmati da otto “stregoni” della crime fiction. Sì perché il termine mojo, in africano, significa magia (nera) ma anche sesso. Il Mucho Mojo Club nasce nelle stanze di CasaSirio -editore che senza dubbio sa distinguersi- con l’intento di accogliere sotto una comune bandiera gli autori più ruvidi e alternativi del panorama internazionale.

Ma partiamo dalle origini. Mucho Mojo è il titolo di un romanzo del ’94 di Joe R. Lansdale, scrittore che da quel momento in poi verrà identificato come mojo storyteller: la traduzione letterale sarebbe narratore di magia ma è riduttivo, addirittura fuorviante, perché lo stile mojo più che magico è diretto e disincantato. Se per magia invece intendiamo l’alone cupo e grottesco delle fiabe antiche (poi edulcorate per il pubblico moderno) allora sì, ci siamo. Il mojo storyteller è un narratore del medioevo contemporaneo, dove gli orchi non abitano più soltanto nei boschi.

Nonostante il termine utilizzato per descrivere il genere abbia origini africane, le ambientazioni sono molto occidentali, come l’abbruttita provincia e le caotiche città (in questo volume, intitolato Lavoro Sporco, troviamo persino un serial killer che si aggira per il centro di Milano). Ma i bizzarri protagonisti non sono tutti spietati criminali. Incontriamo anime annerite dalla vita, personaggi tremendamente umani, carnali. E poi, per tornare al discorso della magia, non manca un tocco fantasy. Insomma c’è proprio tanto sporco lavoro qui dentro.

Nel primo racconto, nato dalla penna di Anthony Neil Smith, abbiamo una serie di sexy MILF gestite da un pappone rimbambito che manifesta sprazzi di nostalgica lucidità. Il secondo, firmato da William Meikle, mi ha piacevolmente ricordato “Dal tramonto all’alba”, assurdo film del ’96 prodotto e sceneggiato da quel genio di Quentin Tarantino.

Otto racconti tossici, sensuali e grotteschi che non ci faranno urlare ma gemere soffocatamente.

Editore: Casa Sirio
Anno: 2018