Noir

L’isola degli idealisti di Giorgio Scerbanenco, Anno 2018

Ott 24, 2018 Manuel Figliolini
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

L’IDEALISMO E’ IL PADRE DELL’OTTIMISMO

Il romanzo pubblicato dalla Nave di Teseo nel luglio 2018, di Giorgio Scerbanenco, doveva essere pubblicato negli anni ’40 da Mondadori, ma poi una serie di accadimenti non hanno mai permesso all’opera di Scerbanenco di arrivare nelle librerie, fino ad oggi quando la casa editrice capitanata da Elisabetta Sgarbi a posto rimedio regalandoci un romanzo molto particolare che sembra gettare le basi di una futura dedizione e fondazione del genere noir in Italia.

Scritto sul lago d’Iseo tra il 1942 ed il 1943, il romanzo di Scerbanenco ci porta lontano dalla situazione reale di quel periodo, siamo in piena seconda guerra mondiale, dandoci una riflessione sul male che parte dal microscopico per raggiungere il macro. Un romanzo carico di problematiche sociali e psicologiche, una tra tante il pregiudizio. La corruzione del pensiero umano davanti ad un fatto realmente accaduto si distorce nei confronti di una “normalità” che invece è quella corrotta.

La trama è fantastica, in tutte le accezioni del termine, una casa su di un’isola in mezzo al lago. Gli abitanti sono un padre e due figli, grandi ormai, e la loro servitù, l’isola e piccola e sembra dall’interno della loro veranda dove soleva desinare, poter raggiungere l’acqua del lago e toccarla senza muoversi. In quest’isola approdano due ladri d’albergo che cercano un momentaneo rifugio per poter scappare da eventuali ricerche della polizia. Subito la famiglia Reffi, con promotore Celestino il figlio maggiore, si sentono in dovere di accudirli ma soprattutto si sentono in dovere di farli diventare delle persone oneste. Ma ce la faranno? Per sapere questo non vi rimane che leggere il romanzo.

Molti anni fa, in una minuscola isola di un lago d’Italia, vivevano alcune persone delle quali s’interessa la presente storia. Per avere un’idea della piccolezza di quest’isola bisogna dire che essa conteneva, diciamo così, soltanto la villa dei padroni, i Reffi, e la casetta del custode, Giovanni Marengadi. Lo spazio che rimaneva, pochissimo, tutto roccioso e scosceso, era pieno di alberi e fiori selvatici. Con una barca si compie il giro dell’isola in quattro minuti; a piedi, lungo un’esilissimo marciapiede sommerso dall’acqua la maggior parte dell’anno, in due minuti. L’isola della Ginestra, o Ginestrin, com’è chiamata, era in vendita il secolo scorso a duecento lire, naturalmente senza alcuna costruzione. Antonio Reffi, il vecchio, la comprò appunto a questo prezzo quando aveva venticinque anni, con il proposito di vivervi solitario tutta la vita. Poi si sposò, dopo avervi fatto costruire la villa, e con sua moglie vi passò regolarmente l’estate, ogni anno. Nel millenovecentotrenta e qualche cosa egli vi si stabilì definitivamente, insieme con i suoi due figli, Carla e Celestino.

L’incipit colpisce subito il lettore per il senso claustrofobico dell’ambientazione, l’esiguo numero di personaggi che si alternano nelle pagine scritte da Scerbanenco serve a regalarci uno spaccato di una società ma allo stesso tempo aggrava il senso di oppressione che l’isola ci trasmette. Un senso stemperato dai caratteri dei personaggi, ben delineati, e che guardano sempre al di là dei loro confini. La famiglia Reffi è una famiglia rivolta al prossimo che cerca di aiutare e sostenere coloro che lo richiedono. Sono soli, un piccolo stato, che invece di aiutare tutti indistintamente cerca di cambiare chi è palesemente “sbagliato” senza ascoltare tutti e le singole esigenze.

Gli aspetti psicologici del romanzo di Scerbanenco raggiungo vette d’assurdità molto ben costruite che lo rendono una voce unica nel panorama della letteratura di quel tempo e lo è ancora. E’ un romanzo che non risente dell’epoca, anzi, è quello che si definisce un classico senza tempo. La resilienza, parola molto di moda in questo periodo, è la base di quello che muove la famiglia Reffi, in ogni difficolta non vedono mai la fine o lo sconforto ma vedono una nuova possibilità di crescita personale e per altri. L’idealismo è veramente padre dell’ottimismo, dell’amore per la vita. Una vita senza ideali non sarebbe degna di essere vissuta, ed i Reffi la vivono fino in fondo.

Musica consigliata: La vie en rose di Edith Piaf

Editore: La Nave di Teseo
Anno: 2018