Gialli Storici

L’archivio degli dei di Miriam Palombi, Anno 2017

Nov 08, 2018 Cristina Panepinto
Trama 80
Suspense 80
Scrittura 80
80
Il nostro voto 80

UN LUNGO VIAGGIO DAL TARDO RINASCIMENTO AD OGGI

Ho letto volentieri l’Archivio degli Dei di Miriam Palombi per ben due motivi. Prima di tutto perché mi piacciono i romanzi ambientati tra passato e presente, basati su un mistero al limite del soprannaturale. Secondo, perché nel libro si respira l’atmosfera incantata di una città in cui ho abilitato a lungo: Firenze.

L’autrice, con una tecnica di scrittura accattivante, riesce a condurre in maniera plastica e coinvolgente una storia molto articolata, che prende il via in età tardo rinascimentale per arrivare fino ai giorni nostri.

Siamo nel 1587. Un vecchio cammina lungo un misterioso labirinto fino a raggiungere la stanza in cui giace un uomo malato.  Il giovane sofferente è Francesco I de’ Medici, che in punto di morte raccomanda al suo fedele servitore di custodire e tramandare un segreto a cui ha lavorato alacremente per anni e che permetterà la creazione di esseri sovrumani, Angeli e Demoni al tempo stesso, superiori e amorali.

Francesco muore, ma l’incauto Cristoforo non è all’altezza del suo compito e le tracce del segreto finiscono col perdersi. Ciò che ne rimane, è soltanto la leggenda di un Tesoro nascosto nei meandri della Galleria degli Uffizi, ricercato invano nei secoli.

La vicenda si snoda quindi su questa traccia, tra inquietanti rivelazioni ed efferati delitti, alla caccia indizio dopo indizio del diabolico Tesoro, la cui vera natura è sconosciuta ai molti, ma non al malvagio che vuole farne un uso dissennato, conquistando l’immortalità.

L’uomo salì le scale che si snodavano ripide, come le vertebre dorsali di un gigantesco animale. Osservò la propria mano. Tremava. Si appellò al suo sangue freddo, ma non riuscì a controllare quell’irrefrenabile tremore. Strinse il corrimano d’ottone, liscio e lucido, un saldo appiglio per quella salita interminabile. I gradini erano strette lingue di onice nera, troppo angusti e pericolosi. Era buffo, ma si accorse solo in quel momento, a dispetto di tutte le volte che negli anni li aveva percorsi,  di non sapere in realtà quanti fossero.

Il romanzo è nel complesso piacevole, anche se alcuni punti nodali della storia mi sono sfuggiti a una prima lettura e hanno richiesto una seconda occhiata per chiarirsi.

Lo stesso ho provato nei confronti dei due giovani protagonisti Lorenzo e Marco, le cui ricerche procedono separatamente per poi ricongiungersi in un adrenalinico finale, alla scoperta della sorprendente verità sul Tesoro nascosto. I loro tratti tendono infatti a risultare un po’ troppo simili, perdendo di originalità e confondendo il lettore.

In tutto il libro si sente comunque la grande passione di Miriam Palombi per i temi trattati e ho trovato molto interessante l’appendice conclusiva, ricca di citazioni mistiche e alchemiche.

Editore: Miriam Palombi
Anno: 2017