TRAMA

Nella Milano opulenta e piena di opportunità degli anni Ottanta crescono spensierati e uniti tre ragazzi. Uno è il ricco del gruppo, Andrea Castiglioni, figlio di un riuscito imprenditore e privilegiato dalla nascita. Il secondo, Filippo Corti, è il suo compagno di giochi, di scuola e di avventure, figlio della portinaia della grande residenza della ricca famiglia, chiamato da sempre dagli altri compagni di scuola il Filippino, a causa delle sue origini proletarie, del suo nome e del mestiere di sua madre. Il terzo, Marco Michelini è figlio di un operaio e di una casalinga, un figlio della periferia che però ha le stesse doti e le stesse qualità degli altri due e anche lui è destinato a un successo pieno e redditizio. I tre trascorrono una adolescenza idilliaca grazie al babbo di Andrea che li pone sotto la propria ala protettiva e di sostentamento. Vacanze sul lago, gite in barca, feste dove i tre ragazzi quasi brillano di luce propria in un contesto invidiabile e fatto apposta per la loro inarrestabile personalità.  Poi, mentre Andrea va a studiare ingegneria in una prestigiosa scuola inglese, Filippo diventa braccio destro di Castiglioni in azienda, e Marco costretto a rinunciare al suo sogno di diventare tennista professionista, ripiega sulla altrettanto prestigiosa carriera di avvocato penalista a Milano, qualcosa tra i vecchi amici si rompe e quello che li aveva visti uniti e indissolubili durante l’adolescenza svanisce per sempre. Forse anche a causa dell’avvento nel loro gruppo di una donna. Priscilla. Che resterà legata a tutti e tre anche nell’età adulta.

Andrea, Filippo, Marco e Priscilla pur vivendo vicissitudine differenti restano in qualche modo uniti fino all’alba del giorno del quarantesimo compleanno di Filippo dove in una gita in barca nelle acque di Pescallo, frazione di Bellagio sul lago di Como, qualcuno spara a Filippo uccidendolo.

Chi ha ucciso l’uomo e chi soprattutto ne voleva la sua morte?

PERSONAGGI

In La regola del lupo torna il piacevolissimo personaggio di Steno Molteni, che i lettori di Franco Vanni hanno imparato a conoscere e apprezzare nei romanzi precedenti.

E non si può non amare Steno perché il suo essere giornalista di cronaca non toglie nulla alla sua garbatezza, alla sua sfrontatezza misurata e alla sua capacità di carpire notizie e di mettere a proprio agio gli interlocutori. Molto riusciti anche i personaggi minori dell’attraente fotografa Sabine e dell’ autista di Steno che arricchiscono la vita lavorativa di Molteni senza soffocarla. E a parte la descrizione accurata e minuziosa dei personaggi di Filippo, Andrea e Marco, al lettore restano più impressi quelli della preziosa governante Matilde e naturalmente del maresciallo Salvatore Cinà, detto il lupo e alla cui regola si deve anche il mood dell’intero romanzo, e di quella del pubblico ministero Ciro Capasso. Senza di loro il romanzo non sarebbe stato affatto lo stesso, certo, sarebbe rimasto un giallo interessante ma con poca personalità. Cinà e Capasso insieme con Molteni sono il guizzo di originalità che rende La regola del lupo un libro da divorare dall’inizio alla fine, un romanzo che se capita, si vuole rileggere anche una seconda volta. In poche parole un libro che ama i suoi personaggi e che ne viene da loro ricambiato.

AMBIENTAZIONE

Chi conosce la poesia e l’incanto di alcune frazioni del lago di Como non potrà che bearsi di tutte le descrizioni accurate, minuziose e affascinanti che Franco Vanni fa in questo romanzo. E non sono sole le località in sé a catturare con forza l’attenzione di chi legge ma anche i piccoli focus dove si concentra l’autore. Dalla descrizione del glicine delle primissime pagine, ai riflessi delle acque, alla carrozzeria della Maserati, ai pasti consumati dagli inquirenti, al piccolo locale dove vive la portinaia. Tutto contribuisce a ricreare l’ambientazione perfetta dove i piccoli particolari invece di distrarre rafforzano il racconto e danno ginger alle successive azioni.

Eppoi c’è Milano. Quella da bere ma anche quella delle periferie; la città dove si consumano i fatti di cronaca ma si possono anche fare amicizie fulminee e piacevoli fuori dai tanti locali. E Molteni, a proposito, ne sa qualcosa. La Milano che, almeno per qualche ora al giorno, si rilassa e si fa godere da pensionati e dalle mamme. Con una abilità da narratore provetto Franco Vanni, allora, conduce i lettori dalle sponde della turistica Bellagio alle piazze metropolitane senza perdere un colpo e dimostrando di conoscere alla perfezione entrambi gli ambienti.

E non resta che aggiungere, beato lui!

INTERVISTA

Franco da dove nasce il fascinoso personaggio di Sabine e se esiste sul serio

Di Sabine a Milano ne esistono tante. È una nuova milanese, di origini eritree, che si permette di prendere in giro chi a Milano è arrivato dopo, come Steno, che è bellagino. Fisicamente, la immagino come l’attrice statunitense Laura Harrier nel film BlacKkKlansman di Spike Lee. Sguardo profondo, lineamenti fini, lunghe gambe affusolate e un bel casco di capelli afro.

Non hai pensato neppure per un secondo che Bellagio fosse una location troppo glamour e ristretta per poterci ambientare un giallo?

Assolutamente no! Anzi, mi sono scelto una scena del delitto ancora più glamour e ristretta: Pescallo, che di Bellagio è una piccola frazione. Ci sono stato con mia moglie, e guardando il minuscolo ed elegante borgo sonnacchioso ho pensato: è il posto ideale dove ambientare un omicidio. Nei vecchi gialli britannici, soprattutto quelli scritti da donne, è quasi sempre così: l’omicidio avviene in ville di campagna vittoriane, vaporetti che si lasciano trascinare dalla corrente sui fiumi e silenziosi campi innevati. Più è quieta la quiete iniziale, più è rumoroso l’omicidio che la rompe.

Steno Molteni in questo tuo ultimo lavoro è come se lasciasse un poco il passo al personaggio di Salvatore Cinà. È voluto da parte tua o è capitato?

Nel mio precedente romanzo “Il caso Kellan” Steno, grazie a una soffiata e a molta fortuna, si trovava in vantaggio nelle indagini rispetto alla stessa polizia. In questo nuovo libro Steno semplicemente fa quello che quasi sempre facciamo noi giornalisti: segue sì l’indagine, ma un passo indietro rispetto ai carabinieri, che a differenza nostra possono interrogare, rilevare impronte digitali e nel caso eseguire gli arresti. Diciamo che, dopo un esordio da supereroe, lo ho rimesso al suo posto!

Se volete leggere la recensione del precendente romanzo “Il caso Kellan” di Franco Vanni, eccovi il link.
A questo link potrete vedere anche la nostra videointervista al Festival Giallo Garda.

Editore: Baldini+Castoldi
Anno: 2019