Thriller

La chimica dell’odio di Carme Chaparro, Anno 2019

Mar 13, 2019 Manuel Figliolini
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

L’ODIO E’ IL NUOVO EROE DI CARME CHAPARRO

A un anno di distanza da Non sono un mostro (qui la nostra recensione) il suo primo thriller, torna la regina spagnola del page-turner: Carme Chaparro. Dopo averci sconvolto con il primo romanzo e le vicende forti di Ines e Ana, eccola ritornare ancora più forte con La chimica dell’odio.

L’odio che ci racconta Carme, non è meccanico e prevedibile ma è figlio di una miscela molecolare che si nutre di piccole cose e coinvolge le persone in una maniera inedita e sorprendente. Un odio molto forte che sfocia in una violenza inaudita, un odio che nutre e sconvolge la vita delle donne di Carme Chaparro. L’odio è il leit-motiv del romanzo di Carme raccontato con la sua penna forte, odio che colpisce e ammazza.

Carme Chaparro torna con un romanzo intenso, dalla prima all’ultima pagina, ma non torna sola. Torna Ana Arén, torna Ines Grau ma tornano anche il giornalismo ed il mondo della televisione, mondi molto vicini all’autrice, ritornano accompagnati da nuovi protagonisti, per la maggior parte femminili come Charo, la direttrice del museo del Prado, il medico legale. Ed il nuovo protagonista ed attore principale del romanzo di Carme: l’odio. Un odio talmente vivo che la scrittrice ha dovuto dedicargli dei capitoli singoli che esulano dal naturale decorso della trama.

La penna di Carme Chaparro è quasi più incisiva del precedente romanzo, è maschile con degli accenti di femminilità, è serrata e continua. Non cede il corso e non si fa travolgere dalla lunghezza e dalla voglia di dire. Carme Chaparro gestisce la scrittura come una autrice di lungo corso, ma è anche una donna di televisione e sa quali sono i linguaggi ed i tempi che possono interessare le persone e conosce quando si deve tagliare per non annoiare il lettore.

Dagli assassini si impara che, a pezzi, tutto si trasporta meglio. Non solo un cadavere. Anche la paura. O il pentimento. Perfino la tristezza. A pezzi, tutto si sposta più facilmente da una parte all’altra, perché più i pezzi sono piccoli, più facile sarà disfarsene. Ma tutto questo Ana Arén lo avrebbe imparato con gli anni. Anzi, con il dolore che gli anni avrebbero portato con sé.

Ana Arén, la forte protagonista del primo romanzo, mostra il fianco alla fragilità e la sua autrice ci racconta un nuovo aspetto della sua eroina. Ed è forse vero che sapendo mostrare la fragilità, la propria forza interiore si consolida ed il dolore ci sfiora nella sua forma più reale. Un romanzo che si chiude con la voglia di leggerne subito un altro. Una scrittrice che da esordiente è riuscita ad affermarsi nell’olimpo del thriller con questa sua seconda opera.

Traduzione: Pierpaolo Marchetti

Editore: SEM
Anno: 2019