E’ uscito in questi giorni per la Enzo Delfino Editore In gold we trust, un thriller dissacrante che porta la firma di Solomon Bloomberg. Sullo sfondo, le vicende attualissime della crisi mondiale, l’ombra imponente delle eminenze grigie vaticane, una riflessione sottesa sui diritti delle persone e lo sviluppo delle economie.

Eccovi la trama: In un giorno come tanti, a Roma è stato inopinatamente eletto un papa nero. Longilineo, modesto e senza stola, sembra quasi che i fratelli cardinali siano andati a prenderlo «alla fine del mondo…» (direbbe forse qualcuno). Piuttosto nere sono però anche le gerarchie vaticane. Lui, infatti, ha un progetto: far diminuire le tensioni nel mondo, ripulendo le borse internazionali dagli eccessi della finanza, alla base di guerre, sopraffazioni, inedia.

Così si mette d’accordo con un banchiere del Bangladesh, che organizza un marchingegno di dimensioni globali a basso costo, approfittando della disponibilità di gruppi di giovani, abilissimi hacker nel subcontinente indiano. Il procedimento è semplice e complesso allo stesso tempo, eliminare le borse dall’eccesso di liquidi e dalle accumulazioni. Il tutto in un clima devoto e formale, come si conviene tra i corridoi pontifici, con scorci tra segrete e sale, e non di quelle normalmente aperte al pubblico.