Gialli Contemporanei

Il fioraio di Monteriggioni di Cristina Katia Panepinto, Anno 2017

Ott 03, 2017 Manuel Figliolini
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

L’inatteso tepore di quella mattina di inizio primavera convinse Violetta a prendere posto sulla veranda del Caffé Giacosa. Le uniche clienti sedute all’aperto a quell’ora erano due anziane signore, che se ne stavano strette nei loro cappotti sorseggiando del tè. Nel sentirla arrivare si voltarono giusto il tempo di controllare chi fosse, poi tornarono a tendersi l’una verso l’altra, riattaccando a chiacchierare. “Insomma, come ti dicevo la ragazza l’hanno trovata dentro un cassonetto in piazza Puccini. L’ho sentito nel notiziario delle sette, ma ancora non ne sapevano il nome.”

Dire che Cristina Panepinto è una fuoriclasse non è dire abbastanza, vi devo anche dire che il suo romanzo ha vinto il Festival Giallo Garda. Se qualcuno si chiede che cosa è, ve lo spiego subito: il Festival Giallo Garda è un festival che non ha mai sbagliato un colpo. Tutti i loro vincitori, in tutte le loro tre edizioni, hanno sempre preso il massimo dei voti da noi, e questa volta Cristina Panepinto non fa eccezione.

Ma andiamo con ordine: la trama, il pm Andrea Cantini viene portato davanti a una giovane modella assassinata. La ragazza non è altro che Fiona, la figlia di Emma, un suo grande amore giovanile. Il magistrato chiede aiuto alla ex-moglie, la terapeuta Violetta Salmoiraghi, di affiancarlo nelle indagini. Presto si troveranno in un gioco di specchi, tradimenti, bugie ed intrighi dietro ai quali si nasconde il fioraio di Monteriggioni.

Questo è quello che si può dire. Cristina Panepinto nella costruzione della trama sembra una moderna Agatha Christie, non può eguagliare la regina del giallo classico, ma dimostra di averne capito i meccanismi e le trappole e lo gestisce egregiamente. I personaggi sono tanti e tutti legati fra loro, un romanzo corale, ma anche una saga familiare che avvince e tira fuori, in noi, il nostro animo più curioso e morboso. La Panepinto dosa tutto, anche la psicologia dei personaggi e niente è come sembra, anche i personaggi che all’inizio amavi, o comunque parteggiavi per loro, riesce a mostrarti lati oscuri e a farti dubitare della tua prima impressione (tutto ciò in solo 180 pp).

La tecnica della suspense è piena di cultura nel genere. Cristina Panepinto sa come i gialli classici incollavano i lettori alle pagine del libro. Quando un capitolo si chiude, una nuova ipotesi si apre. Si parte con un probabile colpevole e si arriva che tutti potrebbero essere colpevoli. Io la chiamo la suspense ad imbuto rovesciato, ed è quella che preferisco e che t’incolla al libro.

Tutto questo con un linguaggio pulito, semplice e dai dialoghi ben costruiti. La scrittura è senza inutili sovrastrutture, non è carica di eccessi o sbavature per far vedere di essere una grande intellettuale, la sua scrittura mantiene su di un vassoio la trama. Cristina Panepinto parla di questo romanzo dicendo che nasce dalla necessità di omaggiare una città che ama, Firenze. Speriamo che abbia presto necessità di omaggiare qualcos’altro… di certo noi abbiamo già necessità di un altro suo giallo.

Musica consigliata: Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd

Edizione: Golem Edizioni
Anno: 2017