Thriller

Gennaio di sangue di Alan Parks, Anno 2019

Feb 06, 2019 Paola Rocco
Trama 70
Suspense 80
Scrittura 90
80
Il nostro voto 80

ATMOSFERE CUPE PER UN ROMANZO CHE LA CHRISTIE AVREBBE AMATO

Glasgow, primo gennaio 1973. Mentre il resto della città è presumibilmente intento a riprendersi dalle libagioni del Capodanno – chi più chi meno, ovviamente, visto che, come recita la significativa citazione da Platone apposta dall’autore a mo’ di prologo, qualsiasi città, per quanto piccola, è di fatto divisa in due, una è la città dei poveri, l’altra la città dei ricchi…” – il prigioniero Howie Nairn convoca l’ispettore Harry McCoy nel carcere di Barlinnie per rivelargli che una ragazza verrà uccisa nelle ventiquattr’ore successive e chiedergli di fare quanto possibile per impedirlo.

La giovane Lorna Skirving verrà uccisa alla stazione degli autobus all’alba del giorno dopo da un ragazzo ancora quasi adolescente che poi si sparerà in testa: le indagini di McCoy e del suo assistente, il giovane Wattie dal roseo faccione, amante delle pinte di birra e delle feste di Natale fuori tempo massimo, cominceranno da quest’assassinio all’apparenza senza motivo, per inoltrarsi in un percorso oscuro fatto di perversioni sessuali, sadismo di gruppo, prostituzione minorile e satanismo da classi alte.

Il tutto percorso dal filo sottile del legame – a mezza strada tra antica amicizia ed eterna soggezione – che stringe l’irsuto Stevie Cooper, uno dei pezzi grossi della malavita locale, all’ispettore McCoy.

L’atipico rapporto tra i due è giustificato dal comune passato in un orfanotrofio degli orrori gestito da suore psicotiche e sadici esponenti del clero: un luogo di torture che ha lasciato tracce indelebili nella psiche del detective e dove lo stesso è stato protetto con generosità e coraggio dal compagno che, però, da allora ha acceso una sorta d’ipoteca sull’esistenza di McCoy, stabilendo appunto un legame che gli consente, adesso, di darne in pratica per scontata la collaborazione.

Questa la trama di Gennaio di sangue di Alan Parks, ex discografico che del proprio passato dissemina tracce nel libro, ambientato negli anni glam del rock primi Settanta,“in un periodo di grande rinnovamento urbanistico per Glasgow. La città è la protagonista assoluta del romanzo: le nuove autostrade che distruggono con il loro arrivo interi quartieri sono dappertutto, tanto che McCoy spesso si perde in zone urbane a lui prima ben note e si trova a borbottare tra sé e sé frasi da vecchio nostalgico, anche se ha soltanto trent’anni… ” (Marco Drago).

In questa Glasgow livida e ininterrottamente piovosa i due detective corrono da un luogo all’altro coi cappotti in testa, effimero riparo a tutto ciò che quel cielo di piombo gli rovescia addosso.

Il giovane Wattie e l’oscuro McCoy: duo solo in apparenza simile alle altre innumerevoli coppie d’amici/colleghi del cinema e della letteratura, essendo la solitudine la cifra più profonda e nascosta di Gennaio di sangue, con i continui “a parte” di McCoy che sanciscono il suo inscalfibile distacco, la sua programmatica lontananza da qualsiasi reale complicità, relegando il compagno al poco dinamico ruolo di spalla manipolabile e credulona.

Smantellata dunque con impietoso rigore l’immagine tradizionale della Scozia delle cacce alla grouse e dei whisky accanto al fuoco, resta il ruolo fondamentale ma antifrastico svolto nel romanzo dalla Glasgow bene che mette in scena appunto il proprio rovescio, l’oscurità nascosta dietro le ville dalle proporzioni perfette (che sarebbero piaciute ad Agatha Christie), l’arrogante violenza del potere, le connivenze con la stampa e le forze dell’ordine freddamente instaurate da lord Dunlop e figlio, col loro entourage di ex poliziotti corrotti ed elusive tenutarie di bordelli extralusso.

Il tutto, come sottolinea Marco Drago, autore della traduzione italiana, raccontato in un linguaggio freddo e nitido: “Parks ha il grande pregio di scrivere semplice… Ha un grande controllo del ritmo della frase, non usa quasi mai la congiunzione e, preferisce sostituirla con una virgola, e questo rende la frase poco cantabile e sempre sincopata. Non eccede in immagini stravaganti, non fa parte di quegli scrittori che sembrano essere in lizza per vincere il premio per la similitudine più stupefacente”.

Traduzione: Marco Drago

Editore: Bompiani
Anno: 2019