Thriller

Fiaba di morte di Andreas Gruber, Anno 2018

Ott 29, 2018 Paola Rocco
Trama 80
Suspense 89
Scrittura 80
83
Il nostro voto 83

UN THRILLER MOZZAFIATO, IL PROFILER PIù FAMOSO D’OLANDA RITORNA

Fiaba di morte è, secondo me, uno di quei thriller dei quali è molto difficile discutere in modo esauriente senza rivelare fondamentali dettagli della trama che dovrebbero restare celati.

Questo perché la storia, molto ben condotta dall’autore Andreas Gruber (già noto in Italia per il primo Sentenza di morte, uscito sempre per Longanesi nel 2016) si articola su una successione di omicidi – si parla infatti di un killer seriale, sulle cui tracce si muovono Maarten S. Sneijder, il profiler olandese noto in tutta Europa già protagonista di Sentenza, e la sua giovane collega ed ex-allieva Sabine Nemez – costruiti come delle vere e proprie messe in scena teatrali, ciascuna delle quali rimanda a un disegno sotterraneo e univoco che i due profiler preposti alla cattura dell’assassino decritteranno a poco a poco, un po’ basandosi sul proprio acume investigativo e un po’ grazie ad alcune fortunate coincidenze.

Fondamentale per la folgorazione improvvisa che metterà la giovane Sabine una volta per tutte sulla pista giusta sarà, ad esempio, una casuale telefonata alla nipotina…

Questa la storia, o meglio l’inizio della storia: il cadavere d’una donna fluttua nel vuoto, appeso a un ponte per i capelli, a Berna.

Tra parentesi, è molto visivo lo stile di Gruber, cinematografico quasi, ma d’un cinema un po’ retrò a dispetto del tema (antagonismo killer – profiler) fin troppo presente nei movies contemporanei: a me le ambientazioni così aperte, luminose, nitide nonostante l’orrore e il marciume materiale e psichico inevitabilmente connessi alla patologia mentale omicida, hanno ricordato piuttosto la luce impietosa e il freddo sguardo di tanti capolavori hitchcockiani.

Tornando alla storia, quando il detective Rudolf Horowitz (anch’egli già protagonista di Sentenza di morte) nota uno strano segno inciso sulla pelle della vittima, capisce che per risolvere il caso non potrà fare a meno dell’aiuto di Sneijder.

Affiancato dall’ex allieva, il profiler individuerà subito inquietanti somiglianze tra il metodo dell’artefice dell’omicidio di Berna e quello dell’assassino seriale Piet van Loon, da lui arrestato anni prima dopo un’estenuante caccia all’uomo, che però attualmente dovrebbe trovarsi al sicuro dietro le sbarre dello Steinfels, penitenziario psichiatrico nel nord della Germania…

Sneijder e Sabine cominceranno quindi a seguirne le tracce, che, un po’ come le briciole di pane lasciate cadere da Pollicino per ritrovare la strada nel bosco, li guideranno in un universo ossessionante e letale costruito dalla mente dell’assassino con spietata attenzione ai dettagli e (non c’è bisogno di dirlo) maniacale determinazione.

L’indagine ufficiale dei due si snoda accanto a quella privata di Hannah Norland, giovane psicologa dal tormentoso passato che in apertura di sipario appare sul punto di trasferirsi appunto nel penitenziario di Steinfels, sulla carta per condurre un programma di terapia di gruppo con i detenuti ma in realtà per venire a capo delle proprie personali ossessioni: tutte imperniate sull’elusiva personalità d’un solo prigioniero, ancora Piet van Loon, lo stesso che per i due investigatori sembra fin da subito tornare a essere una figura decisiva nel complesso gioco di morte che li vede impegnati nel ruolo di antagonisti.

Come già detto, è a mio giudizio abbastanza difficile parlare in modo esaustivo di questo romanzo senza sciuparne irrimediabilmente il potenziale di sorpresa e la suspense (entrambi tra i pregi maggiori del libro).

Dovendo quindi per così dire procedere un po’ sulla fiducia, i lettori e gli appassionati del genere sappiano che: Fiaba di morte è un thriller ben scritto, ben costruito, asciutto e nitido nello stile e nelle descrizioni che appaiono sempre rigorosamente al di qua della gratuita esibizione dell’orrore pur essendo per forza di cose piuttosto crude.

Trattandosi, infatti, d’una serie di omicidi, ciascuno dei quali reca firma nascosta dell’assassino e dei suoi deliri di morte, è fondamentale descriverne i particolari con precisione, ma Gruber non concede nulla al superfluo, mettendo a punto un congegno preciso e avvincente all’interno del quale la personalità del profiler Maarten S. Sneijder emerge in modo netto assieme a quella della giovane Sabine, risolutiva in alcuni passaggi della storia.

Editore: Longanesi
Anno: 2018