Il nuovo film di Alejandro Amenàbar “Regression” inizia avvertendo gli spettatori che il film è tratto da fatti realmente accaduti. E questa premessa aggiunge suspence alla tanto attesa suspence del film.

“Regression” è la storia di una ragazzina che accusa il padre di abusi sessuali, ma questi abusi non hanno un’origine “comune” ma sono la conseguenza di rituali satanici che vengono perpetrati dal padre al nonna. La vittima Angela (Emma Watson) scrive una lettera alla centrale di polizia accusando il padre. Il detective che si occupa del caso, Bruce Kenner (Ethan Hawke) scopre che all’origine di questa violenza ci sono dei rituali satanici, confermati anche dal padre della vittima che ammette le dichiarazioni della figlia spingendo la polizia ad indagare intorno al filone della setta satanica.

La suspence nel film è ben dosata, Amenàbar riesce a mischiare il thriller con l’horror in maniera continuativa mantenendo la suspence del film alta. Fotografia, personaggi  e situazioni puntano il dito contro gli stereotipi della provincia americana. Una provincia debole che può facilmente trovarsi incastrata in situazioni di sette sataniche. La provincia diventa in “Regression” terreno fertile per credenze varie, posto di favore dove possono attecchire ripieghi mistici per scontare pene dell’anima.

Chiaramente il regista ha dovuto fare leva su un cast di nomi importanti per dare rilievo al suo film ma un po’ scricchiola la parte di Emma Watson che interpreta una diciasettenne. Artisticamente parlando la Watson è una bravissima attrice, ma chi l’ha conosciuta nei panni di Hermione Granger (in Harry Potter) difficilmente la vede come diciasettenne in questo film.

Dopo un inizio difficile, veloce ma non troppo, il thriller scompare lasciando spazio all’horror psicologico. Quest’obiettivo di Amenàbar viene confermato anche dalla scelta di affiancare al detective, uno psicologo che utilizza l’ipnosi per scavare nell’inconscio dei sospettati. Il film, scavando nella psicologia dei personaggi, non riesce a scavare nella psicologia degli spettatori. Alejandro Amenàbar non riesce a replicare il successo di The Others anche nella maniera con cui affronta i temi importanti di questo film. La storia è molto debole e scontata.

Ma ti abbiamo tanto adorato in The Others, caro Amenàbar, che aspettiamo volentieri un successo di pari livello.