Ho appreso la notizia ieri. Il nuovo libro di Fabio Beccacini “Mentre Torino dorme” (ed. Fratelli Frilli), pronto a ricevere critiche di ogni genere, ha dovuto scontrarsi contro la richiesta di un lettore di ritirare immediatamente il libro perchè: “seppur in forma narrativa, lede il buon costume e la cultura italiana”.  Non potete immaginare il mio stupore davanti ad una frase del genere … ne sono rimasto talmente colpito che ho deciso di scrivere al censore.

Caro Censore,

Non le nascondo la mia incapacità di scrivere la parola “censura”. Primo perchè pensavo che nel 3° millennio non esistesse più, in secondo luogo perchè, sempre nel 3° millennio, mi sembra retrogrado, o medievale, cercare di limitare il diritto d’espressione di chiunque.

Un libro non può ledere il buon costume o la cultura italiana, un libro può narrare dei fatti, veri o inventati. Un libro può uccidere se lanciato di piatto sulla testa di qualcuno, ma è l’unico male che possa fare. Un libro può aprire orizzonti, la mente e può far riflettere su quello che è accaduto o sta accadendo. Non voglio entrare nel merito della trama del libro perchè non si tratta di difendere un singolo libro ma di difendere la libertà di espressione di molti scrittori e non.

Javier Marìas dice in un suo libro “Oggi non si può dare per scontato che tutti sappiano le cose più elementari”, ed è questo che fa paura. E la cosa più elementare da sapere è che non è compito di un romanzo, insegnare alle persone. Il compito di un romanzo è raccontare dei fatti. Ma non si può delegare alla parola scritta “l’istigazione alla devianza”. E’ il nostro percorso culturale, che comincia con le scuole e si espande in famiglia, a doverci dare gli strumenti per saper leggere i romanzi. Le “istigazioni” sono pretesti che nascono dentro di noi, che sono insite come le “devianze”. Censurare un libro per questa futile paura, vorrebbe dire chiudere la bocca a internet, ai telegiornali, alle persone estreme perchè tutto potrebbe istigare alla devianza. e soprattutto vorrebbe dire accusare altro delle nostre colpe.

Ma grazie a Dio, e qui lo nomino invano, non siamo dei lavandini che ingoiamo tutto quello che ci viene buttato dentro, ma siamo persone pensanti che nella loro vita si sono costruiti filtri adatti per accettare, comprendere o rifiutare le parole altrui. E, sempre perchè non siamo lavandini, mi permetto di ringraziare i milioni di scrittori che ci hanno regalato storie permettendoci di comprendere i mondi lontani da noi, e quelli vicini.

La sua coerenza nel voler censurare un libro mi auguro sia supportato da altre censure che “istigano alla devianza”. Hai mai pensato che Biancaneve e i sette nani potesse istigare i nani alla convivenza poligama con una donna, o che Topolino, che ci istiga settimanalmente, potesse istigare i topi a farsi amica una mucca che è sposata con un cavallo? O che le “50 sfumature di grigio” possano istigare al bondage? Visto i molteplici casi si potrebbe pensare di ricreare la messa all’indice dei libri.

Egregio censore, se mi permette le posso dare un consiglio da assiduo lettore? Se un libro non le piace, non deve finirlo, può chiuderlo e dimenticarlo nella libreria. Oppure, gesto più eclatante, buttarlo nell’immondizia … ah, mi raccomando nel bidone della carta! Non vorremmo istigare nessuno a buttare la carta nel vetro.

Cordiali saluti.