Gialli Contemporanei

Animali nel buio di Camilla Grebe, Anno 2018

Gen 24, 2019 Cristina Panepinto
Trama 90
Suspense 90
Scrittura 90
90
Il nostro voto 90

LA PROVINCIA CHE RICORDA QUELLA ITALIANA, UN GELO CHE RICORDA LA SVEZIA

Animali nel buio, premiato come miglior crime svedese 2017, è uno di quei romanzi che lasci con difficoltà sul comodino. La prosa di Camilla Grebe è infatti così piacevole e ben condotta, da convincerti a continuare a berne ancora un piccolo sorso, sebbene sia arrivata l’ora di mettersi a dormire. La storia parte lineare, in apparenza persino scontata.

Siamo nel villaggio svedese di Ormeg, dove i ragazzi la sera hanno ben poco con cui divertirsi. Uno dei modi più semplici per tenere alta l’adrenalina è andare a bere, fumare e scambiarsi effusioni in un bosco dove aleggia il fantasma di un bambino assassinato. Ed è proprio durante una di queste escursioni, che giovane Malin fa una raccapricciante scoperta: nella radura giace davvero lo scheletro di una piccola sconosciuta.

Passano gli anni. Malin ha lasciato Ormberg per sfuggire a un mondo che le viene stretto a si è rifugiata in una vita apparentemente appagante. Abita in città, lavora in polizia ed è pronta a sposarsi con un uomo dalla solida posizione. Il sottile equilibrio della sua esistenza si infrange però quando viene chiamata a partecipare alle ricerche di un poliziotto scomparso, impegnato nella riapertura del cold case della bimba sepolta nel bosco. A questo punto le voci narranti diventano tre.

Da una parte c’è Malin, presa dalle indagini e dalla sua difficoltà a conciliare il presente col passato. Dall’altra Jake, un ragazzino sensibile e solitario, che nel bel mezzo delle sue confuse pulsioni adolescenziali si trova involontariamente coinvolto nella vicenda. Infine c’è il diario della criminologa Hanne, compagna del poliziotto scomparso, unica testimone della verità, ma del tutto incapace di svelarla perché affetta da una grave malattia degenerativa.

Teneva stretta la mano di Kenny mentre attraversavamo l’oscurità del bosco. Non perché credessi al fantasma, ovviamente. Solo gli idioti ci credevano. Tipo la madre di Kenny, che passava ore davanti alla tv a guardare programmi patetici in cui presunti medium si aggiravano per vecchie case in cerca di spiriti inesistenti.

I passaggi del racconto sono così sapientemente intrecciati, da tenere alta la tensione fino all’ultimo capitolo. La Grebe è bravissima a coinvolgere emotivamente il lettore, portandolo a riflettere su temi importanti come il senso della famiglia, l’identità sessuale, il valore dei propri ricordi. Tutti e tre i personaggi si trovano in un momento di passaggio della loro vita e alla fine del loro viaggio capiranno  in modo inatteso di essere molto diversi da ciò che avevano dato per scontato su se stessi.

Malin scoprirà il valore delle proprie origini e dovrà fare i conti con desideri messi a tacere per il bisogno di sicurezza; Jake saprà tirare fuori nel pericolo l’uomo forte e determinato che è destinato a diventare; Hanne troverà l’equilibrio che le permetterà di vivere serenamente il suo eterno presente.Attorno a loro una provincia emarginata, privata della propria dignità a causa della perdita dei posti di lavoro decentralizzati e incapace di gestire un’immigrazione mal integrata, vissuta dai nativi come una minacciosa imposizione. Una provincia che, nelle sue dinamiche interne e nei modi di pensare, tanto ricorderebbe alcuni angoli di casa nostra, se non fosse per l’implacabile clima glaciale tipico della landa svedese.

Traduzione: Sara Culeddu

Editore: Einaudi
Anno: 2018