Classe 1985, giornalista per il Giornale di Sicilia ed il Corriere di Sicilia. Ha studiato musica moderna a Parigi. Il suo libro d’esordio “Il gioco delle sette pietre, Siracusa 1964” (ed. Fratelli Frilli) vede per la prima volta protagonista il commissario di polizia Paolo Portanova. E’ in tutte le librerie con il suo ultimo lavoro “Una mala jurnata per Portanova, Siracusa 1964” (ed. Fratelli Frilli). Conversiamo con: ALBERTO MINNELLA.

L’autore che vorrebbe o avrebbe voluto conoscere?

Ce ne sarebbero molti, troppi. Fra i primi della lista, sicuramente Giovanni Verga.

Il primo libro giallo/noir che ha letto?

Il nome della rosa. Ricordo benissimo la sensazione di smarrimento e la difficoltà nel riuscire ad arrivare alla fine di ogni capitolo.

Il libro giallo/noir che avrebbe voluto scrivere?

Il porto delle nebbie di G. Simenon.

Nei romanzi meglio un detective donna o uomo?

Non credo esista risposta che non sia stupida e banale.

Da dove trae ispirazione per i suoi libri?

Ogni storia ha una genesi a sè e una motivazione talmente forte da spingermi a raccontarla.

Macchina da scrivere o computer?

Scrivo i canovacci a mano o con una Lettera 32.Il resto è sempre e solo scritto al computer. Solo un sadico non scriverebbe un romanzo con un computer.

Dalla torre butterebbe Miss Marple o Sherlock Holmes?

Miss Marple, ma più che gettarla da una torre, l’accompagnerei gentilmente alla porta.

Ebook o cartaceo?

Cartaceo. L’ebook è un ripiego pratico ed economico (delle volte). Leggitimo difenderlo (ne faccio uso anch’io), ma la lettura e, ancora meglio, la letteratura credo non abbiano nulla a che fare con il pratico e l’economico.

Tre libri che ritiene fondamentali per lei?

Odissea (libro?), Delitto e Castigo e Cargo.

Se il suo ultimo libro fosse un piatto quale sarebbe?

Fave e ricotta.

Un sentito grazie a ALBERTO MINNELLA per il tempo concessoci.