Il suo primo noir s’intitola Big Muff, ma il romanzo che lo legherà ad Eclissi Editrice sarà il suo terzo, Motel 309, nel 2015. Con il romanzo inedito Garzaia della roggia torbida, entra nella rosa dei finalisti del 38° premio Alberto Tedeschi.  Ad aprile 2017 per Eclissi Editrice esce il suo romanzo Il tempo non dimentica (menzione romanzo edito 3° Festival Giallo Garda). Abbiamo posto il questionario di Louise ad Ezio Gavazzeni

L’autore che vorrebbe o avrebbe voluto conoscere?
Raymond Chandler perché ho sempre ritenuto che non fosse solo uno scrittore di noir riuscitissimi ma un grande scrittore a tutto tondo che non sfigura a fianco di Hemingway, Scott Fitzgerald, Steinbeck e altri grandi del suo tempo. Il suo personaggio, poi, Philip Marlowe ha un carattere che non puoi non amare.

Il primo libro giallo/noir che ha letto?
Dieci piccoli indiani. Ero a militare a Udine, perciò qualche anno fa, e un amico mi prestò questo libro Christie. Non avevo mai letto gialli fino a allora. Fu una rivelazione e da quel momento cominciai a divorare tutti i grandi classici con una predilezione assoluta per Rex Stout e i suoi personaggi Nero Wolfe e Archie Goodwin.

Il libro giallo/noir che avrebbe voluto scrivere?
Sei pezzi da Mille di James Ellroy. La capacità di Ellroy di sezionare la società americana nel periodo buio degli anni Sessanta tra gli omicidi di John Fitzgerald Kennedy, suo fratello Bob e Martin Luther King con al centro la guerra del Vietnam credo sia un affresco insuperabile.

Nei romanzi meglio un detective donna o uomo?
Per me è indifferente se funzionale alla storia. Il mio personaggio è un uomo, Manlio Rune, un investigatore che lavora per le assicurazioni e accetta casi in proprio. La scelta di scrivere di un personaggio maschile è arrivata naturale, per affinità individuale, anche se nei miei libri credo di essere riuscito a dipingere dei personaggi femminili convincenti e reali.

Da dove trae ispirazione per i suoi libri?
Leggo parecchio cronaca locale e nazionale ma anche ascolto le chiacchiere della gente sui mezzi pubblici, mi guardo attorno… Alle volte si sottovaluta quanto la realtà sia ricca di spunti.

Macchina da scrivere o computer?
Portatemi via tutto ma non il mio MAC. Assolutamente computer, anche se credo che la funzione Copia/Incolla abbia generato nella nostra società almeno altrettanti guai di una guerra.

Dalla torre butterebbe Miss Marple o Sherlock Holmes?
Non butto nessuno dei due. Li considero due icone intoccabili, sono un po’ la nostra storia e due delle fondamenta sulle quali si regge la storia del giallo. Piuttosto ci sono altri che butterei giù da… qualche scaffale, ma mi fermo qui.

Ebook o cartaceo?
Credo che l’ebook sia il futuro del libro. Io pubblico in tutti e due i modi anche se credo che il supporto elettronico dovrebbe arricchirsi di nuovi contenuti multimediali. Mi spiego, tenterei un approccio diverso dal semplice trasporre un libro cartaceo in elettronico. Aggiungerei, per esempio, una colonna sonora che il lettore potrebbe scegliere di ascoltare o meno con la cuffia. Forse anche dei rumori ambientali, qualche ipertesto… So che così facendo i detrattori avrebbero ampio spazio per dire che così si spegne la fantasia del lettore ma il tentativo lo farei comunque.

Tre libri che ritiene fondamentali per lei?
Per motivi di crescita individuale Jukebox all’Idrogeno di Allen Ginsberg, la Recherce di Proust che lessi da ragazzo e che mi folgorò e Il Grande Sonno di Raymond Chandler che lessi dopo i vent’anni e che mi aprì la strada dell’Hard Boiled.

Se il suo ultimo libro fosse un piatto quale sarebbe?
Il mio ultimo libro Il tempo non Dimentica è una storia ricca, ambientata a Milano ma che tratta temi anche scomodi della storia recente come la guerra di Bosnia. Se dovessi trasformarlo in un piatto mi piacerebbe pensare a un Cous Cous ricco, un po’ come quelli che assaggi a San Vito Lo Capo che riescono a unire sapori diversi di mare, terra, ma anche nord, sud del mondo con una grande ricchezza di materie prime.

Grazie a Ezio Gavazzeni.